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WELFARE AZIENDALE E DISABILITÀ

L’attuale sistema di welfare pubblico ha subito negli ultimi dieci anni un consistente arretramento.

Le ragioni trovano fondamento innanzitutto nella crisi economica che ha investito il nostro Paese e ancor più l’economia mondiale.

La stagnazione del prodotto interno lordo, la disoccupazione e la conseguente diminuzione della domanda, collegata ad un debito pubblico che assorbe ricchezza e impedisce investimenti, hanno influito sullo sviluppo del modello di protezione sociale formalmente esistente nel nostro Paese.

La crisi economica è stata gestita secondo criteri liberistici con l’appostazione delle risorse di bilancio a tutela dei poteri forti (leggi banche) la liberalizzazione del mercato del lavoro, la riforma delle pensioni con l’allungamento dell’età pensionabile, l’assistenzialismo industriale, cui ha corrisposto una minore tutela dei lavoratori e degli interventi di assistenza sociale.

Purtuttavia, in questo sistema di contrazione dell’intervento pubblico si è sviluppato da qualche tempo un fenomeno positivo che porta il nome di “welfare aziendale”, che è stato oggetto di interventi normativi di favore nelle recenti leggi di bilancio.

Con tale concetto si intendono individuare quell’insieme di iniziative di natura contrattuale o unilaterali del datore di lavoro dirette ad incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia attraverso la fornitura di servizi che si affiancano alla retribuzione del lavoratore e soddisfano sue specifiche necessità.

Si tratta della individuazione di un pacchetto di possibilità aggiuntive rispetto alla retribuzione economica e che godono di incentivi fiscali.

Sono prestazioni che vanno dalla salute all’istruzione fino ad arrivare al rimborso degli interessi passivi del mutuo, a sconti, promozioni e rimborsi per attività del tempo libero, polizze assicurative, previdenza trasporti, convenzioni per asili nido.

Ed è significativo che secondo uno studio del Censis - Eudaimon, il 58,7% dei lavoratori preferisce i servizi di welfare aziendale rispetto ad aumenti retributivi.

Si tratta di un sistema che produce effetti positivi per le imprese in quanto migliora la situazione dei lavoratori sul posto di lavoro, favorisce la produzione anche attraverso la diminuzione del turnover e dell’assenteismo; costituisce un vantaggio per lo Stato in quanto, attraverso la copertura complementare dei lavoratori, riduce il suo intervento e l’impiego di risorse della collettività; determina un vantaggio per i lavoratori perché ne migliora la qualità di vita in quanto ricevono prestazioni e servizi difficilmente fruibili per effetto di un semplice aumento della retribuzione. Tale sistema, applicato ai lavoratori disabili o che assistono figli, coniuge o parenti in situazioni gravi, costituisce una forma di tutela molto intensa.

Contrattare un orario di lavoro flessibile, creare forme di polizze assicurative a protezione di famiglie con disabili, assicurarsi servizi di trasporto scolastico per i figli disabili, assicurarsi forme di risparmio da utilizzarsi per i figli con disabilità grave nel “dopo di noi”, assicurarsi i servizi di assistenza domiciliare, assicurarsi la presenza di badanti o di asili nido, costituiscono forme di sostegno certamente non comparabili con incrementi retributivi quasi sempre insufficienti a soddisfare tali bisogni. Ci sono, comunque, due aspetti che meritano considerazione.

Se il welfare aziendale costituisce l’espressione di quella funzione sociale della proprietà e del’iniziativa economica privata, ben venga, anzi deve essere potenziato attraverso quegli incentivi fiscali di cui agli articoli 51 e 100 del Testo unico delle imposte sui redditi.

Ma questo non può e non deve significare che lo Stato scarichi sui privati forme assistenziali che sono di sua competenza.

Le iniziative dei privati, se costituiscono l’affermazione del principio della solidarietà sociale, sono da tutelare e favorire a patto che lo Stato non rinunci al suo ruolo di garantire, in mondo uguale e su tutto il territorio nazionale, mezzi di inclusione sociale e di assistenza a tutela delle persone svantaggiate, disabili compresi, e delle loro famiglie.