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Scuola, obiettivo inclusione

Politica scolastica e prassi didattica per realizzare un modello di vera integrazione per tutti

 

L’ inclusione scolastica è un obiettivo fondamentale della scuola italiana e molte sono le iniziative che costantemente perseguono il suo raggiungimento, nella prassi didattica e nella politica scolastica. Già in passato ci è capitato di riflettere sullo stato delle cose, per sottolineare gli sviluppi e i traguardi raggiunti, ma anche le carenze e le inquietanti derive. Nonostante la costante e significativa attenzione ad ogni percorso di integrazione, nei numerosi ed eterogenei confronti in merito permane la sensazione che si tratti di un percorso molto complesso. Un percorso nel quale ogni conquista si mostra fragile e incerta, sempre esposta a pericolose involuzioni, nella percezione generale, nelle azioni sociali, nella stratificazione delle stesse norme, non sempre applicate, non sempre generose, a volte insufficienti, spesso ignorate, o forse eluse.

Prendere in carico la disabilità, mettendo al centro non l’assistenzialismo ma l’inclusione, il progetto di vita e l’ accesso ai diritti, è un segno proprio di civiltà. L’ Italia va in tale direzione da tempo. Non tutto, però, è prefetto, anzi. Si registrano pesanti esclusioni, incurie, talvolta maltrattamenti, scarsa attenzione mediatica. Se ne parla poco, si sa poco.

La scuola, poi, spesso appare come l’occasione mancata per eccellenza: a dispetto di un modello inclusivo esemplare, pioneristico e avveniristico a livello mondiale, la vera inclusione pare ancora da realizzare. Anche la buona scuola ha dedicato alla disabilità poco spazio, rinviando gli impegni concreti alle generiche deleghe ancora tutte da scrivere. Si parla da tempo del superamento della delega al sostegno in favore di un modello d’ integrazione vera, in cui la disabilità sia di pertinenza e competenza dell intero corpo docenti. Si prospetta formazione per tutti, ancora tutta da fare; si anticipa una riforma da tempo progettata e presentata, per alcuni risolutiva, per altri espressione della delega totale, comunque oggetto di interpretazioni contrastanti.

Proseguono i ricorsi, le denunce, le constatazioni che molto, troppo è ancora da fare.

La legge di stabilità affronta alcune emergenze prevedendo nuovi fondi settoriali per la disabilità, come ad esempio il fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico o il fondo destinato al dopo di noi o, ancora, il fondo a tutela del coniuge in stato di bisogno. Permangono i fondi sociali, per le non autosufficienze, per l’infanzia e l’adolescenza, per le politiche della famiglia. Sono stati confermati finanziamenti destinati ad enti, organizzazioni ed organismi eterogenei. Più incerto, invece, è apparso lo sforzo per i progetti riguardanti la vita indipendente. Le spese sanitarie sono state razionalizzate ma vi è stato l’impegno per la revisione dei Livelli Essenziali dell’ Assistenza (LEA) e per lo sviluppo di studi, sperimentazioni e terapie riguardanti le malattie rare. La legge di stabilità è tornata sulla questione degli assistenti all’ autonomia alla comunicazione, prevedendo alcuni fondi, ma ha lasciato irrisolta la questione del trasporto scolastico. Molti impegni sono ancora da affrontare, molti prospetti da costruire: la formazione di tutto il personale scolastico, l’integrazione completa e sociale, il progetto di vita, le azioni sinergiche con i territori. Perché l’inclusione non resti parola, non resti un sogno più grande delle reali intenzioni, che devono invece divenire realtà e partecipazione effettiva e proficua, nella scuola e nella vita adulta.

Su disabilità e inclusione scolastica, ecco quelle che potrebbero essere le 7 dimensioni dell’azione didattica su cui è possibile agire per incrementare i livelli di inclusione in classe e migliorare le condizioni di apprendimento di tutti gli alunni:

La risorsa compagni di classe  

I compagni di classe sono la risorsa più preziosa per attivare processi inclusivi. Fin dal primo giorno è necessario incentivare e lavorare su collaborazione, cooperazione e clima di classe. In particolare sono da valorizzare le strategie di lavoro in coppia o in piccoli gruppi. L’ apprendimento non è mai un processo solitario, ma è profondamente influenzato dalle relazioni, dagli stimoli e dai contesti tra pari.

L’ adattamento come strategia inclusiva

Per valorizzare le differenze individuali è necessario essere consapevoli e adottare i propri stili di comunicazione, le forme di lezione e gli spazi di apprendimento. Inoltre, adattare significa variare i materiali rispetto ai diversi livelli di abilità e ai diversi stili cognitivi presenti in classe. L’ adattamento più funzionale è basato su materiali in grado di attivare molteplici canali di elaborazione delle informazioni, dando aiuti aggiuntivi e attività a difficoltà graduale. L’ adattamento di obiettivi e materiali è parte integrante del PEI e del PDP.

Strategie logico-visive, mappe, schemi e aiuti visivi

Per attivare dinamiche inclusive è fondamentale potenziare le strategie logico-visive, in particolare grazie all’ uso di mappe mentali e mappe concettuali, Per gli alunni con maggiori difficoltà sono di grande aiuto tutte le forme di schematizzazione e organizzazione anticipata della conoscenza e, in particolare, i diagrammi le linee del tempo, le illustrazioni significative e le flashcard delle regole, così come la valorizzazione delle risorse iconografiche , degli indici testuali e dell’ analisi delle fonti visive.

Processi cognitivi e stili di apprendimento

Processi cognitivi e funzioni esecutive come attenzione, memorizzazione, pianificazione e problem solving consentono lo sviluppo di attività psicologiche, comportamentali e operative necessarie all’ elaborazione delle informazioni e alla costruzione dell’apprendimento. Allo stesso tempo, una didattica realmente inclusiva deve valorizzare i diversi stili cognitivi presenti in classe e le diverse forme di intelligenza, sia per quanto riguarda gli alunni, sia per quanto riguarda le forme di insegnamento.

Metacognizione e metodo di studio

Sviluppare consapevolezza in ogni alunno rispetto ai propri processi cognitivi è obiettivo trasversale ad ogni attività didattica. L’ insegnante agisce su quattro livelli di azione metacognitiva, per sviluppare strategie di autoregolazione e mediazione cognitiva e emotiva, per strutturare un metodo di studio personalizzato e efficace, spesso carente negli alunni con difficoltà.

Emozioni e variabili psicologiche nell’ apprendimento

Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’ apprendimento e nella partecipazione. E’ centrale sviluppare una positiva immagine di sé e quindi buoni livelli di autostima e autoefficacia e un positivo stile di attribuzione interno. La motivazione ad apprendere è fortemente influenzata da questi fattori, così come dalle emozioni relative all’ appartenenza al gruppo di pari e al gruppo di classe. L’educazione al riconoscimento e alla gestione delle proprie emozioni e della propria sfera affettiva è indispensabile per sviluppare consapevolezza del proprio sé.

Valutazione, verifica e feedback

In una prospettiva inclusiva la valutazione deve essere sempre formativa, finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento e insegnamento. E’ poi necessario personalizzare le forme di verifica nella formulazione delle richieste e nelle forme di elaborazione da parte dell’alunno. La valutazione deve sviluppare processi meta-cognitivi nell’ alunno e, pertanto, il feedback deve essere continuo, formativo e motivante e non punitivo e censorio.

I dati degli ultimi anni evidenziano un massiccio e sempre crescente ricorso alle aule dei tribunali per la richiesta e il riconoscimento di un numero maggiore di ore di sostegno didattico. Questo aspetto da un lato risponde a un sacrosanto diritto che non può e non deve essere disconosciuto al momento della formazione degli organici provinciali dei posti di sostegno. Dall’ altro, però, rischia di far cadere le famiglie (e in molti casi la scuola stessa) nell’ equivoco che funzioni sempre questa equazione “Più sostegno = Più inclusione”. Se ragioniamo in termini di didattica è inutile ormai distinguere una didattica comune e una didattica speciale. Da qualche anno si parla di strategie operative di cerniera e di didattica inclusiva. Il salto che si sta cercando di operare nella nostra scuola è quello del passaggio dalla didattica inclusiva episodica (per un determinato alunno, per una determinata attività) a quella che viene oggi definita normale didattica inclusiva. Per farlo è necessario un gruppo di docenti che conosca le strategie didattiche inclusive e le utilizzi a regime e non episodicamente. Un gruppo che lavori in modo coerente e collaborativo, mirando a sviluppare negli studenti abilità al tempo stesso didattiche e sociali.