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FORMAZIONE INIZIALE DOCENTI: CAUTO VIA LIBERA DA FAND E FISH

I rappresentanti delle due federazioni di persone con disabilità ascoltati in Commissione alla Camera sullo schema di decreto presentato dal ministero dell’Istruzione: “Preoccupati per la scuola secondaria, serve anche formazione in servizio”

ROMA – Formazione iniziale degli insegnanti e alunni disabili: la Fand e la Fish promuovono con riserva le misure descritte nello Schema di decreto del ministro dell’Istruzione sulla formazione iniziale degli insegnanti. I rappresentanti della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) e della Federazione tra le associazioni nazionale dei disabili (Fand) sono stati ascoltati questa mattina dai componenti della commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera. Ma se vengono ritenuti “accettabili” gli interventi per la formazione degli insegnanti della scuola dell’infanzia e di scuola primaria, preoccupano invece quelli destinati ai docenti delle scuole di grado superiore. Tuttavia, le due federazioni prendono atto che “per la prima volta la normativa inserisce obbligatoriamente il tema dell’inclusione degli alunni con disabilità nel percorso formativo iniziale degli aspiranti all’insegnamento”.
 
Fish e Fand ritengono “sufficiente” il totale dei Cfu previsti per gli “insegnamenti per l’accoglienza di studenti disabili”, per la formazione dei futuri docenti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria, chiedendo peraltro di aumentare i crediti obbligatori a 40; “forte perplessità e preoccupazione” viene espressa invece per quel che riguarda la scuola secondaria di primo e secondo grado. “Per gli aspiranti docenti di questi ordini e gradi di scuola – spiegano Fand e Fish - lo schema di Decreto non prevede crediti formativi (Cfu) riguardanti gli “insegnamenti per l’accoglienza di studenti disabili”, limitandosi invece ad indirizzare genericamente 6 Cfu per i Bisogni Speciali”. Per le due organizzazioni, la dizione “bisogni educativi speciali” è ampia e “comprende anche alunni con disturbi specifici di apprendimento, conseguenti a cause ben diverse rispetto alla disabilità (disturbi psico-affettivi, sociali, relazionali, etno-linguistici, disadattamento etc.). Di queste tematiche appare fondamentale che vi sia una formazione attenta nel percorso formativo di tutti i futuri docenti, data la crescente complessità dei gruppi-classe”.
 
Per tali motivi, le due organizzazioni hanno rimarcato la necessità di una più attenta valutazione per sugli interventi relativi alla scuola secondaria. “Lo Schema di Decreto proposto non fornisce né un adeguato numero di crediti, né contenuti formativi per una loro adeguata accoglienza e presa in carico da parte dei docenti curricolari”. Per questo Fand e Fish chiedono che per la Scuola secondaria di Primo e di Secondo Grado ci sia un adeguamento dei Cfu pari a quelli della scuola dell’Infanzia e Primaria, per un totale di 40 CFU. Se, infatti, non si provvedesse a precisare un numero di Cfu pari al minimo di quelli previsti per gli altri ordini di scuola, cioè 31 Cfu, potrebbe determinarsi – spiegano - “una totale delega dell’integrazione da parte dei docenti curricolari ai soli docenti per il sostegno” e poiché “gli insegnanti specializzati per il sostegno non possono seguire gli alunni con disabilità per tutta la durata dell’orario scolastico”, ne deriverebbe che “nelle ore in cui non sono in servizio, gli alunni con disabilità saranno abbandonati a loro stessi”. Prassi, aggiungono le organizzazioni, già stigmatizzata dallo stesso ministro Gelmini nelle Linee-guida ministeriali sull’integrazione scolastica. Una situazione, questa, che nel caso rimanesse tale porterebbe nuovamente i genitori a ricorrere alla Magistratura per ottenere il massimo delle ore di sostegno, come già avvenuto.
 
Fish e Fand chiedono, inoltre, che la Commissione tenga presente anche la necessità di una formazione obbligatoria ricorrente in servizio, con approfondimento sui temi dell’integrazione, alla luce della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia. Una formazione che avvenga “totalmente in presenza, e non sia prevista in alcun modo la modalità on-line”, prevista magari per approfondimenti successivi, come master o corsi di perfezionamento. “La formazione così come è strutturata risulta fortemente analoga a quella attualmente in corso presso i corsi di laurea o le ex-Ssis” che prevedono percorsi di 400 ore “di fatto inadeguati e incompleti – spiegano - rispetto ai bisogni di cui la scuola necessita per dirsi di qualità”. Il documento presentato in Commissione, infine non trova concordi Fish e Fand, “laddove si prospetta una possibilità legata a classi di abilitazione”, foriero di un “ripristino delle classi differenziali”. Posizioni condivise dall’Associazione italiana dei docenti di pedagogia speciale.

© Copyright Redattore Sociale 25/05/2010





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