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COMUNICATO STAMPA

XII CONGRESSO  ASSOCIAZIONE NAZIONALE  MUTILATI E INVALIDI CIVILI

ANMIC: Un Congresso di svolta e di rilancio sulle politiche per i disabili

NAZARO PAGANO E’IL NUOVO PRESIDENTE ANMIC

Appello al Governo: “Manca una strategia complessiva sul futuro del Welfare, chiediamo alle Istituzioni di rilanciare e finanziare in modo adeguato politiche sociali che siano in grado di tutelare i disabili e le loro famiglie, preservando la coesione sociale del Paese”. Fra le priorità indicate l’emergenza collocamento e l’urgente riforma del sistema di accertamento di invalidità.

Nazaro Pagano è stato eletto nuovo Presidente dell’ANMIC. Una scelta all’unanimità dei 330 delegati, arrivati a Roma da tutta Italia, che ha inteso segnare un forte rilancio dell’associazione  e favorire una maggiore incisività dell’azione di tutela svolta da ANMIC. 55 anni, sposato con due figli, è nato in provincia di Caserta, dove ricopre l’incarico di Presidente provinciale ANMIC. E’ laureato in Economia e commercio e fin dal 2011 era stato eletto Segretario generale dell’Associazione. Esperto in discipline economiche aziendali, ha insegnato in Istituti tecnici commerciali, poi presso la Facoltà di economia e commercio della Seconda Università di Napoli e all’Università Federico II. Attualmente è direttore responsabile della rivista ANMIC Tempi nuovi. In questi anni si è occupato prevalentemente di integrazione scolastica dei disabili. “Da questo Congresso – ha dichiarato subito dopo l’elezione Nazaro Pagano– emergono con forza la preoccupazione per il futuro e le legittime richieste dei disabili. Manca infatti una strategia complessiva sul  Welfare. Chiediamo alle Istituzioni di finanziare in modo adeguato le politiche rivolte ai disabili e alle loro famiglie, preservando così anche la coesione sociale del Paese”. Fra le priorità indicate: la rivisitazione della legge sul collocamento mirato, che non è riuscita ad assicurare lavoro ai soggetti svantaggiati e la riforma urgente del sistema di accertamento di invalidità, attualmente troppo complesso, burocratico e penalizzante.

 

 

 

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Indennità accompagnamento, Poletti: "Nessun taglio in vista"

"Non ci sono ipotesi di revisione dei criteri per l’erogazione dell’indennità di accompagnamento", dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso del question time alla Camera. Secondo l’Inps dai controlli straordinari degli anni 2010-2013 sono arrivati risparmi per 250 milIoni di euro

26 marzo 2014 - 16:50

ROMA - "Allo stato non vi sono ipotesi di revisione dei criteri per l’erogazione  dell’indennita’ di accompagnamento". Cosi’ il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel corso del question time alla Camera, rispondendo ad una interrogazione del Pd sull’erogazione di pensioni di invalidità nell’ambito dei tagli previsti nel piano del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli.

Poletti dapprima ricorda i criteri per l’ottenimento dell’indennità di accompagnamento e poi precisa che "l’erogazione è legata al solo titolo della minorazione e non è sottoposta alla prova dei mezzi: non vi sono ipotesi di modifica dei criteri di concessione di tali misure di sostegno", dice il ministro del Lavoro precisando peraltro che "eventuali decisioni in materia andranno rimesse alla collegiale valutazione del Governo e non, quindi, del tecnico (Cottarelli, ndr) che ha predisposto una scheda di analisi ma che, da questo punto di vista, non produce esiti nel senso di una modifica della situazione".Dice ancora Poletti che interventi di questo tipo peraltro "non possono essere realizzati unicamente nell’ottica del contenimento della spesa pubblica in quanto si correrebbe il concreto rischio di privare molte persone in condizioni di gravi disabilità e le loro famiglie dell’unico strumento di sostegno attualmente previsto dal nostro ordinamento". "Non può essere infatti sottovalutato il fatto - dice ancora Poletti - che allo stato tale strumento risulta essere sostitutivo di una serie di misure di presa in carico di natura universalistica, la cui erogazione risulta ancora molto carente nel nostro Paese rispetto ai più comuni standard internazionali. Per quanto concerne quindi questo punto non ci sono atti che modifichino la situazione in essere".

Poletti inoltre, citando i dati riferiti dall’Inps, informa che il piano di verifiche straordinarie (i cosiddetti controlli contro i falsi invalidi) hanno riguardato "circa 700 mila beneficiari fra il 2009 e il 2013" e che "nel 23% dei casi il requisito sanitario non era più attuale". Poletti parla inoltre, riportando sempre dati Inps, di "percentuali difformi" sul territorio, sintomo di "disomogeneità valutativa all’origine", al momento dell’accertamento dell’invalidità. Quanto ai risparmi ottenuti "esclusivamente da revoche negli anni 2010-2013" Poletti riferisce che "per l’Inps si attestano a oltre 250 milioni di euro" mentre la spesa annuale sostenuta dall’Inps per i controlli straordinari "nel periodo 2010-2013 è pari a 23 milioni di euro".

 

© Copyright Redattore Sociale

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA ANMIC

 

DISABILI  E REVISIONE DELLA SPESA:

SE I PRIMI A PAGARE SARANNO  PROPRIO I  DISABILI…

DURO COMMENTO ANMIC  SULLE IPOTESI DI TAGLI  A INDENNITA’  DI ACCOMPAGNAMENTO E PENSIONI DI INVALIDITA’,  ANNUNCIATE  IN UNA INTERVISTA DAL SOTTOSEGRETARIO DI STATO DEL RIO. IL PRESIDENTE  PAGANO: “SAREBBE PARADOSSALE,  I CITTADINI DISABILI SONO GIA’ PENALIZZATI DA UN WELFARE  INADEGUATO  E   NON INTENDONO PAGARE IL CONTO LASCIATO DA SPRECHI E CATTIVA GESTIONE DEL BILANCIO DEGLI ANNI PASSATI. INOLTRE IL WELFARE NON  PUO’ ESSERE CONSIDERATO SPESA INUTILE E “INEFFICIENTE”, E’ INVECE  L’ULTIMO INDISPENSABILE PUNTELLO DELLA COESIONE SOCIALE IN UN PAESE ORMAI ALLO STREMO. CI OPPORREMO A OGNI TAGLIO INDICRIMINATO. ”

Ci risiamo. Da dove cominciare a trovare subito le risorse necessarie per finanziare il rilancio economico del Paese in crisi? Dagli “ultimi”, ovvero proprio dai cittadini più svantaggiati,  già penalizzati dalla loro disabilità o non autosufficienza: cioè da quei soggetti  che vivono  a stento con la loro misera pensione di 280 euro  al mese, oppure (nei casi di  disabilità più grave) con un assegno di accompagnamento di  500 euro.  Gli esperti  e i consiglieri economici del nuovo Governo  si sbagliano se pensano di poter  risparmiare davvero molto nella spesa pubblica per le persone con disabilità, (evidentemente considerate sempre un peso per la società),  di fatto  mostrando l’intenzione di voler scaricare  per intero sulle spalle delle loro famiglie il costo di una vita dignitosa e della necessaria assistenza.

La ANMIC (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) -  a seguito delle  notizie di stampa pubblicate in merito ad   ipotesi di revisione della spesa in materia di pensioni e  disabilità per voce del Sottosegretario Graziano Del  Rio - esprime dunque tutta la propria  incredulità  e ferma opposizione a simili ipotesi di tagli, considerate socialmente  inique e paradossali.  Duro il commento del Presidente nazionale ANMIC Giovanni Pagano: “Saranno ancora una volta proprio i più poveri  e svantaggiati a dover pagare? Cioè gli anziani non autosufficienti, i cittadini disabili con le loro famiglie, già oggi lasciate sole da un Welfare pubblico inefficiente perché sottofinanziato? Non vogliamo credere che il nuovo Governo  pensi di far cassa proprio sulla spesa per lo Stato sociale, che è rimasto ora l’ultimo puntello della coesione  in  un paese che altrimenti rischierebbe la deriva sociale e democratica. Una cosa è garantire l’efficienza del sistema ed evitare eventuali sprechi o abusi, ma qui si ipotizzano  in partenza  risparmi sulla spesa previdenziale da realizzare a tutti i costi. Siamo contrari inoltre all’intenzione  di utilizzare il nuovo Isee  per limitare l’accesso a pensioni o indennità di accompagnamento per i disabili più gravi, (cioè i non autosufficienti e incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita).  Queste sono prestazioni  di natura assistenziale, non costituiscono  redditi da lavoro. La revisione della spesa pubblica è certo indispensabile, ma deve anche essere equa: non si può pensare di trovare le risorse  “facili” andando a colpire le pensioni dei cittadini socialmente ed economicamente  più deboli, come i disabili. Vogliamo sperare che l’Esecutivo rifletta su questi temi socialmente sensibili” afferma Pagano. “Tagli indiscriminati sui disabili ci costringerebbero ad una ferma opposizione, ma anche alla constatazione che in questo Paese non si vogliono  davvero cambiare le cose . Speriamo di essere smentiti dai fatti.”

18 marzo 2014

Ufficio  stampa ANMIC: Bernadette Golisano

Mail:  tempinuovi.bg@tiscali.it tel. 06/76963222

 

 

 

 

Emendamento alla legge di stabilità per il 2014 – Atto Senato n. 1120/2013  art. 12 – Esame Commissione Bilancio del Senato

 

L’emendamento presentato dalla ANMIC alla legge di stabilità per il 2014, in materia di pensioni anticipate, risulta avere superato il vaglio di ammissibilità tecnica.

Il dato è particolarmente significativo se si considera che la Commissione Bilancio del Senato ha bloccato oltre 1000 emendamenti sugli oltre 3000 presentati, per mancanza di copertura finanziaria e che un emendamento similare presentato da altra federazione di categoria alla Camera dei Deputati, in altro provvedimento normativo, era stato dichiarato inammissibile per mancanza di copertura economica.

Allo stato, l’emendamento è all’esame della Commissione Bilancio per il merito che speriamo possa superare positivamente.

L’emendamento rende giustizia a tanti lavoratori gravi che, per loro esigenze o per quelle di parenti in analoga situazione di disabilità, sono costretti a usufruire di permessi o congedi, non computabili ai fini della maturazione dell’anzianità contributiva necessaria per l’accesso alla pensione anticipata.

18 novembre 2013

 

COMUNICATO STAMPA ANMIC

LEGGE DI STABILITA’: “NESSUN TAGLIO ALLE INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO”

DOPO LE PROTESTE ANMIC IL MINISTERO DEL WELFARE ASSICURA CHE NELLA LEGGE DI STABILITA’ NON VERRANO POSTI LIMITI DI REDDITO.

La conferma e’ arrivata stamattina nell’incontro  fra il Presidente Anmic Giovanni Pagano e i vertici del Ministero, durante la riunione del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio sulla disabilità

 

L’indennità di accompagnamento non sarà vincolata a  limiti di reddito. La conferma dell’Esecutivo- dopo giorni di protesta unanime dell’ANMIC insieme alle altre Associazioni della disabilità - è arrivata stamane, in occasione dell’incontro  fra il Presidente Anmic Giovanni Pagano e i vertici del Ministero, durante la riunione del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio sulla disabilità.  L’ipotesi dell’ennesimo giro di vite a scapito dei disabili aveva suscitato subito proteste e la dura opposizione della ANMIC. Nel fine settimana erano già arrivate sulle agenzie di stampa a margine di un convegno alcune dichiarazioni dal viceministro Cecilia Guerra, che rassicurava sulla volontà dell’Esecutivo di non introdurre criteri di reddito nella concessione dell’ indennità di accompagnamento. Ma l’incertezza sul testo definitivo della legge di stabilità- tuttora non disponibile- non permetteva di considerare finito l’allarme. Stamane invece, dopo le rassicurazioni verbali ricevute dai vertici del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in occasione della riunione dell’Osservatorio, il Presidente ANMIC GIOVANNI PAGANO ha ricevuto direttamente conferma che l’ipotesi normativa che era circolata nelle prime stesure del testo è stata evidentemente abbandonata.

Un dietrofront del Governo che, se confermato ufficialmente nella versione definitiva della legge di stabilità che ora approderà in Parlamento, rende finalmente giustizia a tutto il mondo della disabilità e premia ancora una volta la forte azione di tutela e difesa dei diritti dei cittadini disabili portata avanti dalla nostra Associazione.

21 ottobre 2013

Resp. Ufficio Stampa ANMIC

Bernadette Golisano

Tel. 0676963222 - Mail tempinuovi.bg@tiscali.it

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA FAND

 

PENSIONE ANTICIPATA: NO A PENALIZZAZIONI PER I DISABILI GRAVI E I LORO FAMILIARI

 

La Federazione fra le Associazioni nazionali dei disabili (FAND)si oppone agli effetti distorsivi della riforma Fornero in merito al calcolo dei contributi utili per la pensione anticipata dei lavoratori disabili gravi e dei loro familiari che li assistono.

La FAND  annuncia pertanto una sua Proposta di emendamento che ponga rimedio a una norma discriminante che esclude dal conteggio permessi e congedi per disabilità.

 

 

Alla fine del 2011 (con le leggi 22 dicembre 2011, n. 214 e 24 febbraio 2012, n. 14), il sistema pensionistico italiano ha subito una profonda rivisitazione.

Accanto alla introduzione generalizzata del criterio contributivo ai fini del calcolo pensionistico e dell’innalzamento dell’età pensionabile, il legislatore ha introdotto l’istituto della pensione anticipata, probabilmente al fine di compensare le nuove rigide e penalizzanti regole e favorire i soggetti che hanno iniziato a lavorare in giova età.

Accanto al requisito contributivo per poter accedere alla pensione anticipata è richiesta una età anagrafica minima pari a 62 anni. I soggetti che intendono anticipare l’accesso a tale pensione prima del sessantaduesimo anno di età, subiscono una penalizzazione, relativamente al suo importo con una decurtazione che è pari all’1% per i primi due anni e al 2% per ogni anno successivo.

La legge n. 14/2012 precisa che per i soggetti che maturano la predetta anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017 non operano le suddette penalizzazioni a condizione che i contributi maturati derivino esclusivamente “da prestazioni effettive di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e cassa integrazione guadagni ordinaria”.

Per quanto riguarda il mondo della disabilità la situazione è da considerarsi grave: sono esclusi, infatti, dal conteggio i permessi mensili di cui all’articolo 33 della legge 104/92 i congedi retribuiti per l’assistenza a familiari con handicap grave o gravissimo, i periodi contributivi di cui alla legge n. 388/2000 e cioè i due mesi di contribuzione figurativa riconosciuti agli invalidi civili con percentuale superiore al 74% per ogni anno di servizio prestato a partire dalla data del riconoscimento e per un massimo di cinque anni di contribuzione.

La norma in questione, anche se per un periodo limitato (fino al 31 dicembre 2017) penalizza fortemente il mondo della disabilità, incidendo su quegli istituti che favoriscono l’assistenza al disabile grave attraverso permessi, congedo straordinario e riconoscimento di contributi figurativi aggiuntivi.

Si tratta di una vera e propria discriminazione ingiustificata per i lavoratori disabili gravi e i loro familiari che li assistono – spiega il Presidente FAND Giovanni Pagano – in quanto tali lavoratori saranno disincentivati da utilizzare tali istituti di assistenza per avere la possibilità di un rapido accesso alla pensione anticipata.”

Di qui la volontà della FAND di elaborare e far presentare in Parlamento un proprio emendamento all’articolo 6, comma 2-quater della legge 29 dicembre 2011, n. 214 che riporti tali istituti nell’ambito della equiparazione ai contributi derivanti da effettive prestazioni lavorative e quindi utili ai fini del calcolo della anzianità contributiva necessaria per accedere alla pensione anticipata.

 

Ufficio stampa ANMIC:

Bernadette Golisano

Tel. 06/76963222

Mail: tempinuovi.bg@tiscali.it


 

 

 

 

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REQUISITO REDDITUALE PENSIONI INVALIDITÀ CIVILE 100%: L’INPS FA MARCIA INDIETRO

 

Come si ricorderà l’INPS, con circolare n. 149 del 28/12/2012, aveva dettato disposizioni ai propri uffici periferici affinché, a partire dal 1° gennaio 2013, ai fini della concessione della pensione di invalidità 100%, nel limite di reddito previsto fosse computato sia quello del beneficiario che del coniuge.

Dura la posizione della ANMIC che aveva evidenziato il costante orientamento della giurisprudenza in tal senso rotto da qualche pronuncia anche recente, nonché evidenziato che era stato il Parlamento, all’atto dell’approvazione della legge n. 33/80, ad impegnare il Governo ad interpretare l’articolo 12 della legge n. 118/71 nel senso che si dovesse fare riferimento al solo reddito personale del disabile ai fini della concessione del beneficio economico.

Il risultato dell’azione dell’ANMIC non si è fatto attendere in quanto il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Prof.ssa Elsa Fornero ha imposto all’INPS di sospendere gli effetti della circolare emanata a fine anno, affidando l’istruttoria del caso al Sottosegretario Prof.ssa Cecilia Guerra e in ogni caso facendo propria la richiesta dell’ANMIC di affidare la soluzione della questione all’intervento del Parlamento investito dall’Associazione con la presentazione di numerosi emendamenti nelle precedenti legislature.

Contemporaneamente è intervenuto l’INPS che, con messaggio n. 717 del 14 gennaio 2013,  è tornato sui propri passi ripristinando il criterio fin qui adottato.

Una ulteriore vittoria che si aggiunge al recente rinvio al Ministro della salute delle tabelle per la valutazione delle percentuali di invalidità civile che possiamo completamente ascrivere al merito delle politiche sociali portate aventi dalla ANMIC.

 

14 gennaio 2013

 

 

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Da Redattore Sociale : LETTERA DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANMIC E FAND, GIOVANNI PAGANO, AI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI.

 

Fand scrive ai candidati: “Basta demonizzare i disabili”

"Si crei un vero stato sociale": in una lettera le richieste della Federazione ai candidati alle prossime elezioni. Procedimento medico-legale semplificato, scuola, lavoro, non autosufficienza e tutele giuridiche. Pagano: ’’Nuova stagione di doveri’’

ROMA – Basta con la politica che “demonizza i disabili” per un cambiamento di rotta è necessario ripartire dai contenuti delle legge 328/200, che con “quel suo articolo 24 di delega al Governo, aveva fatto sperare nella nascita di un moderno Stato sociale capace di esprimere quella cultura della solidarietà che appartiene alla nostra tradizione storica”. Lo scrive Giovanni Pagano, presidente della Fand in una lettera fiume indirizzata a tutti i candidati delle prossime elezioni. Nel documento programmatico diffuso oggi sono contenute le richieste del mondo della disabilità alla politica a cominciare dai livelli essenziali di assistenza, i servizi e le prestazioni economiche. La Fand sottolinea di non voler adottare un atteggiamento “conservativo, cioè lottare per conservare l’esistente”, ma “concorrere a costruire uno Stato sociale che promuova una politica integrativa che incrementi e/o differenzi ulteriori trattamenti assistenziali strutturati sulla base delle condizioni territoriali, di sviluppo delle aree, di sussistenza di servizi e delle condizioni economiche del disabile e della famiglia”. Per fare questo è essenziale ridefinire il quadro normativo generale.

Accertamenti rapidi, non autosufficienza, tutela giuridica. Tra le richieste Pagano parla di un procedimento di accertamento medico-legale delle prestazioni economiche che sia “semplificato e rapido”, in cui intervenga una sola Commissione di valutazione e un solo ente che liquidi ed eroghi le prestazione medesime; di un sistema di valutazione delle patologie che tenga conto dell’evoluzione della medicina e della tecnica e in particolare della finalità dell’accertamento dell’invalidità; dell’ individuazione dei presupposti perché possa parlarsi di non autosufficienza da accertare con riferimento sia all’autonomia soggettiva della persona considerata in sé che nella sua vita di relazione; del rafforzamento della tutela giudiziaria che deve essere effettiva, snella e fondata sul giusto procedimento, perché non è possibile sacrificare la tutela del disabile alla necessità dello sfoltimento delle cause presso le Corti di appello; così come l’eliminazione delle revisioni straordinarie, duplicato inutile di ciò che potrebbe perseguirsi con normali procedimenti di verifica ordinaria già previsti dalla normativa vigente perché connessi all’andamento evolutivo delle patologie. “Questa funzionalità del sistema amministrativo per essere completa deve nascere utilizzando l’apporto delle associazioni di categoria che devono essere chiamate a partecipare alla costruzione della politica assistenziale – si legge nella lettera - favorendo la loro vocazione a rimanere estranee alla gestione delle prestazioni, ma non alla partecipazione alla elaborazione delle linee programmatiche e al controllo sulla loro corretta applicazione e quindi rendendo effettiva la loro presenza negli organismi di indirizzo e vigilanza, in particolare dell’Inps”.

Gli enunciati non bastano: serve sostegno a partire dal tema del lavoro. Ma la funzionalità del sistema non basta se poi sul piano sostanziale i diritti dei disabili restano solo enunciati e non sostenuti in concreto. “La nostra legislazione enuncia in modo deciso il diritto al lavoro dei disabili, costruendo un sistema privilegiato di collocamento obbligatorio sia nel pubblico che nel privato – continua il documento - Ma fissare percentuale di assunzioni obbligatorie o sforzarsi per individuare la specificità della residua capacità lavorativa dei disabili e poi non avviare un serio sostegno all’attività di formazione lavorativa dei disabili significa solo enunciare principi ma non sostenere persone”. Inoltre si chiede di favorire la cooperazione e sostenere l’apprendistato La stessa concessione delle provvidenze economiche andrebbe potenziata e diversificata. “Non tutti i disabili sono uguali in quanto a condizioni personali, a situazioni familiari, a condizioni economiche, a situazioni territoriali e di servizi disponibili” si legge.

Sostegno alla famiglia. Secondo la Fand la diversificazione costituisce il presupposto per una diversa articolazione degli interventi economici integrativi o dei servizi alternativi e “non può che essere ancorata alla sola posizione reddituale del richiedente”. “In questa azione di diversificazione delle posizioni ai fini assistenziali deve avere un ruolo centrale la famiglia, luogo naturale e di elezione soprattutto per i disabili gravi non autosufficienti – si legge - Questo nucleo naturale è chiamato dalla legge (a farsi carico dei bisogni dei componenti indigenti e in particolare dei disabili economicamente non autonomi. Ma a questo obbligo morale, oltre che giuridico, deve accompagnarsi un sostegno pubblico reale. La normativa sui permessi e congedi e quella sull’amministratore di sostegno costituiscono interventi legislativi importanti. Ma non basta consentire al familiare di assentarsi dal lavoro per scopi assistenziali o legittimarlo al compimento di atti giuridici altrui, per ritenere di avere risolto il problema”. Ma il disabile non è solo destinatario di assistenza ma, scrive Pagano “è anche soggetto che chiede di entrare nella vita sociale attraverso un’ istruzione adeguata e una partecipazione alla vita di relazione e in particolare all’interno delle istituzioni”. In questo senso è necessari una politica di sostegno scolastico, “che eviti il mortificante ricorso alla magistratura”.

Allo stesso modo è necessario un un ripensamento degli istituti di diritto privato (proprietà, locazioni, beni produttivi ….) per eliminare quelle “forme di abuso del diritto che mentre non portano vantaggio a chi li pone in essere, sicuramente recano danno ai soggetti disabili che li subiscono”. “A questi elementi generali – conclude Pagano - devono essere aggiunti tutti quegli aspetti che riguardano le singole tipologie di disabili; ciechi, sordi, malati psichici hanno necessità di ricevere interventi mirati inclusivi, legati alla specificità della loro minorazione perché se è vero che sussiste diversità tra disabili e non, esiste diversità anche all’interno del mondo della disabilità che è esso stesso pluralista. A monte di tutto ciò deve esservi un radicale mutamento culturale: la società civile in questi anni, è stata orientata in modo negativo verso il mondo della disabilità. Ci si è dimenticati dell’uomo per mettere l’accento sulla “categoria” che assorbirebbe risorse e non concorrerebbe alla crescita dello Stato. La nuova politica si spera possa innescare una nuova stagione di doveri”.

© Copyright Redattore Sociale  10/01/2013


 

“Invalidi sempre più capro espiatorio”: l’Anmic incontra il sottosegretario Guerra

L’associazione punta il dito contro il nuovo piano di verifiche straordinarie dell’Inps, i tentativi di revisione delle tabelle di invalidità e i rischi della riforma Isee. "Si ponga fine a una campagna repressiva, ideologica e strumentale"

ROMA – Il governo ponga fine all’ennesima “campagna denigratoria e strumentale che si sta realizzando in questi mesi a danno dei cittadini invalidi”, sempre più “capro espiatorio”: l’appello arriva dall’Anmic, che in riferimento al nuovo piano di verifiche straordinarie previsto dalla legge di stabilità ha incontrato, ieri, il sottosegretario Maria Cecilia Guerra. La denuncia non riguarda solo la nuova ondata di accertamenti, ma anche “i tentativi di revisione delle tabelle di invalidità al ribasso e i rischi di una riforma Isee penalizzante per i disabili”. Una serie di interventi che, nel loro insieme, profilano “un approccio ‘punitivo’ del Governo nei confronti dei più deboli”. L’associazione ha quindi chiesto al Sottosegretario di farsi “garante dei diritti dei disabili” e per questo le ha consegnato una lettera aperta al Governo, contenente i motivi di forte preoccupazione e di ferma protesta.

“In particolare – scrive il presidente Giovanni Pagano nel documento – abbiamo assistito in queste ultime settimane a rinnovati tentativi repressivi e punitivi della categoria degli invalidi civili da parte del Governo, che si inseriscono in quella politica di ‘caccia alle streghe’ che da oltre quattro anni è stata orchestrata a danno di duemilionisettecentomila persone che nulla hanno a che fare con pur esistenti fenomeni di criminalità organizzata o di malcostume nell’ambito delle istituzioni che gestiscono la materia dell’invalidità civile. Siamo stati costretti a scendere di nuovo in piazza – ricorda Pagano - per manifestare contro un ministero dell’Economia che è preso solo dai numeri per far quadrare i conti e non vede cosa c’è dietro quei numeri; e contro l’Inps, l’alfiere della lotta contro i ‘falsi invalidi’, che farebbe bene ad informare l’opinione pubblica dei veri risultati raggiunti nelle verifiche straordinarie, e soprattutto dei costi economici sostenuti dall’Ente previdenziale e dei costi umani che questa politica scellerata ha determinato”.
Fra i temi più urgenti l’associazione chiede particolare attenzione, c’è la revisione delle percentuali di invalidità civile, dopo il no della Commissione affari sociali della Camera dei deputati allo schema di decreto relativo alle nuove tabelle e il rinvio al Ministro della salute per un ulteriore approfondimento. Questo è, per l’Anmic, “solo il punto di partenza di un loro processo di revisione che riteniamo debba avvenire con la costituzione di un tavolo tecnico cui partecipino i rappresentanti medici e legali delle associazioni di categoria. È necessario elaborare uno strumento di facile utilizzo che guardi alla individuazione degli stadi dell’incapacità lavorativa e non si risolva nella mera puntualizzazione dei gradi evolutivi di una patologia che rilevano più da un punto di vista clinico e terapeutico che di politica assistenziale”.

Altro tema ‘caldo’ è la riforma dell’Isee, riguardo a cui occorre rilanciare “quale principio inderogabile, l’assoluta estraneità alla costituzione del reddito rilevante per l’accesso ai servizi, delle pensioni, degli assegni di invalidità civile e della indennità di accompagnamento, che costituiscono livelli essenziali di prestazioni economiche a favore dei disabili”. Il documento affronta quindi proprio la questione del piano triennale di verifiche straordinarie, che prevede fino al 2015 ulteriori 450mila accertamenti: “il 50% dei disabili sarà stato ‘controllato’ da medici Inps – riferisce Pagano – che, nella maggior parte dei casi, hanno finito con lo scambiare il rigore con la repressione, effettuando una vera e propria ‘strage degli innocenti’, operando in modo indiscriminato e con il solo obiettivo di mostrare alla fine di ogni anno un presunto risparmio di spesa. Conosciamo i dati – afferma Pagano - e siamo pronti, come sempre, a dimostrare l’ingiustizia e l’insensatezza di questa mostruosa azione i cui costi e i cui risultati saranno noti alla fine e daranno ragione a chi, come l’Anmic, ha da sempre denunciato la sua insostenibilità”. L’Anmic chiede quindi che “il Governo intervenga e cancelli questa ulteriore, inutile e inaccettabile caccia a quelli che vengono additati come ‘falsi invalidi’, ma che nella quasi totalità dei casi non lo sono e subiscono i torti di uno Stato che non sa più riconoscere e tutelare i deboli”.

13 novembre 2012    Redattore Sociale

Tabelle di invalidità bocciate: ANMIC “un altro attacco respinto”

 

 

L’ANMIC esprime soddisfazione per il parere negativo espresso dalla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati sullo schema del Decreto del Ministro della salute relativo alle tabelle di invalidità civile.

Il Presidente Giovanni Pagano, sentito nell’audizione del 30 ottobre scorso, ha sottolineato che “la Commissione ha fatto proprie le osservazioni contenute nel documento ANMIC consegnato ai Deputati presenti nella seduta”.

“Le difficoltà applicative delle nuove tabelle, dovute alla dettagliata elencazione delle varie condizioni patologiche di un unico quadro morboso, che mal si addice alla individuazione del grado di incapacità lavorativa – dice Pagano – nonché l’assenza di criteri puntuali per la valutazione dell’indennità di accompagnamento, sono stati alla base del parere negativo della Commissione”.

Il Presidente Pagano auspica che in questi sei mesi assegnati al Ministro della salute per riesaminare le tabelle, le Associazioni di categoria siano ascoltate in un tavolo tecnico permanente.

“La revisione delle tabelle – conclude Pagano – deve essere funzionale ad una più appropriata valutazione percentuale della disabilità senza diventare uno strumento repressivo al pari delle altre azioni punitive che si sono sviluppate in questi ultimi anni a danno degli invalidi civili”.

 

 

 

 

LEGGE DI STABILITA’: DIETROFRONT DEL GOVERNO

Sul sito “governo.it” è stato pubblicato il testo della “legge di stabilità” che non contiene più le disposizioni sulla tassazione delle pensioni, assegni e indennità di accompagnamento dei disabili nonché le restrizioni sui permessi di cui alla legge 104/92 di cui avevano parlato nei giorni scorsi la stampa nazionale e il Governo nella sua conferenza stampa.

Si è trattato di un ripensamento del Governo rispetto a norme profondamente ingiuste e probabilmente incostituzionali su cui ha pesato la presa di posizione negativa di tutte le Associazioni di categoria ed in particolare quella della ANMIC che si è prontamente attivata presso gli organi istituzionali competenti per scongiurare un ennesimo grave colpo al nostro stato sociale.

16 ottobre 2012

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA ANMIC

ISEE E DISABILI: INCONTRO FAND - SOTTOSEGRETARIO GUERRA

 

“Pensioni e indennità per i disabili non dovranno essere calcolati ai fini dell’ISEE”. E’ questa la principale richiesta emersa ieri nell’incontro svoltosi tra la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità (FAND) e il Sottosegretario al Welfare Cecilia Guerra.

La consultazione ha riguardato le nuove modalità di calcolo dell’ISEE, cioè  l’indicatore della situazione economica equivalente che rappresenta il criterio per accedere alle prestazioni socio-assistenziali.

Le ragioni della netta opposizione della Federazione dei Disabili sono state illustrate dal Presidente Giovanni Pagano al Sottosegretario Guerra: “Gli assegni e le pensioni dei disabili costituiscono livelli essenziali di assistenza economica e come tali non formano reddito, mentre l’indennità di accompagnamento è concessa dallo Stato al solo titolo della minorazione. L’inserimento di tali prestazioni nel calcolo dell’ISEE determinerebbe di fatto la perdita del diritto a prestazioni e servizi per la maggioranza dei disabili, privandoli di forme essenziali di sostegno da parte dello Stato. In sostanza, un vero e proprio passo indietro dello Stato sociale”.

Nel corso dell’incontro è stata poi ribadita l’assoluta contrarietà ad ogni forma di collegamento fra concessione dell’indennità di accompagnamento e reddito del beneficiario. Questa ed altre richieste sono state inserite in un documento FAND che è stato consegnato al Sottosegretario affinché possano essere valutate nel corso dell’imminente stesura definitiva del decreto riguardante il nuovo ISEE.

15 maggio 2012

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Riforma dell’assistenza sociale

Linee guida della Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità (FAND)

 

Ad oltre dieci anni dalla delega data al Governo per procedere alla realizzazione di una riforma sostanziale e complessiva dell’assistenza sociale in Italia ed in particolare del settore della invalidità civile, secondo i criteri dettati dall’articolo 24 della legge 328/2000, la problematica è stata riproposta all’attenzione del Parlamento e dell’opinione pubblica dal disegno di legge n. 4566 Atto Camera dei Deputati e, ancor più, dal suo inserimento tra le riforme strutturali del  “sistema Italia” che il Governo Monti esaminerà nelle prossime settimane.

Preliminarmente è bene evidenziare come nel decennio trascorso, a parte le leggi sulla tutela contro le discriminazioni per ragioni di disabilità e la ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei disabili, la legislazione italiana si è sviluppata secondo una logica non di razionalizzazione e riforma del sistema quanto piuttosto di repressione di “presunti e generalizzati abusi” che avrebbero determinato nel corso degli anni un ampliamento progressivo della spesa assistenziale, considerata (a torto) una delle ragioni principali del disavanzo pubblico e della strutturazione del deficit nazionale.

La conseguente improvvida e inopinata campagna promossa a vari livelli contro i c.d. “falsi invalidi” ha generato un clima di criminalizzazione delle persone disabili che si è consolidata nell’opinione pubblica, nelle pubbliche amministrazioni e anche nella Magistratura, sempre più spesso restia a dare una piena tutela ai soggetti disabili considerati non come titolari di diritti esigibili ma pregiudizialmente come potenziali “truffatori o approfittatori” da contrastare sotto ogni profilo.

I fatti hanno però dato ragione alle Associazioni di categoria che da sempre avevano denunciato la marginalità del problema, dal momento che i risultati delle “verifiche straordinarie”, come evidenziato dagli stessi Organi amministrativi dell’INPS, sono stati poca cosa rispetto al fenomeno come artatamente ipotizzato e rappresentato.

Alle stesse identiche conclusioni certamente perverrà la Commissione di inchiesta istituita dal Senato della Repubblica che non potrà che prendere atto di un dispendio di energie e di denaro pubblici a fronte di un problema di non consistenti indebite prestazioni assistenziali, eliminabile attraverso le normali revisioni ordinarie delle condizioni medico-legali ed economiche dei beneficiari.

In questa logica repressiva si è inserito il disegno di legge n. 4566/2011 di delega al Governo della riforma assistenziale che è partito da una logica completamente sbagliata che è quella di legare la riforma al risparmio di spesa, dimenticando che le risorse destinate alla disabilità sono di gran lunga inferiori a quelle dei Paesi europei e che la tutela degli invalidi civili, dei soggetti affetti da sordità e cecità, costituisce precetto inderogabile della Costituzione repubblicana e della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità oltre che patrimonio della tradizione culturale laica e cattolica del nostro Paese. Di qui una prima considerazione: la riforma assistenziale deve strutturarsi fuori dalla logica del risparmio di spesa e deve innestarsi sulla razionalizzazione delle risorse, dei servizi e delle esenzioni o agevolazioni fiscali, secondo un sistema che mantenga gli attuali livelli economici e, creando le premesse per ulteriori incrementi integrativi modellati sul soggetto disabile e sulla tipologia dell’assetto sociale e familiare in cui vive.

L’attuale  Governo, ma improntato ai concetti di rigore, equità e giustizia la propria azione in materia di riforma del “Sistema Italia” e quindi anche con riferimento alla riforma assistenziale, sembra essere orientato a rendere concreti tali principi.

A tal proposito, non può non condividersi l’indirizzo contenuto nell’articolo 5 del decreto-legge 201/2011 convertito nella legge 214/2011 di mantenere nell’ambito dell’assistenza sociale gli eventuali risparmi di spesa derivanti dalla razionalizzazione del sistema invalidità.

In tal modo si è riconosciuta la esiguità delle attuali risorse impegnate nell’assistenziali rispetto alle effettive esigenze degli aventi diritto, per cui devono essere comunque  mantenuti gli attuali livelli, evitando così non solo l’ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli ma anche che le stesse sopportino il peso della crisi partecipando ulteriormente alla fiscalità generale con le risorse liberate per effetto della razionalizzazione del sistema, dei tagli generalizzati alle prestazioni economiche, della contrazione delle esenzioni agevolazioni che, allo stato, costituiscono forme di sostegno al reddito e non privilegi inaccettabili.

Nella stessa direzione va la semplificazione contenuta nell’articolo 4 del decreto legge sulle semplificazioni, che ha dettato norme dirette a rendere non solo più semplici i rapporti tra cittadino disabile ed amministrazioni pubbliche ma che danno allo stesso la possibilità di conoscere da subito a quali prestazioni assistenziali può accedere in base all’accertamento medico-legale delle patologie da cui è affetto.

In verità, segnali positivi erano evidenti già prima che esponenti del Governo assumessero le attuali funzioni istituzionali.

Ci si riferisce ad alcuni audizioni alla Camera dei Deputati sul ddl n. 4566/2011 e a riflessioni provenienti da centri studi di elaborazione di strategia di politica assistenziale.

In ogni caso, riteniamo che, se un impegno debba essere profuso sulla riforma assistenziale questa deve svilupparsi in modo organico e non per singoli istituti di diritto sostanziale o processuale.

Il modello di welfare che alle Associazioni di categoria sta a cuore poggia su due pilastri: a) garanzia di livelli essenziali per i disabili uguali su tutto il territorio nazionale e affidati allo Stato, ai sensi dell’articolo 38 della Costituzione; b) assistenza integrativa e sussidiaria affidata alle Regioni ai Comuni, diretta a modellare sulla base delle caratteristiche delle singole forme di disabilità, delle condizioni territoriali, di servizi, di quelle familiari e di presenza di volontariato attivo, le prestazioni aggiuntive a favore dei disabili, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione.

In sostanza, è dovere dello Stato  garantire a tutti i soggetti disabili livelli essenziali di assistenza (LEA), livelli essenziali di servizi (LIVEAS) livelli essenziali di prestazioni economiche, secondo quelle indicazioni già contenute nell’articolo 24 della legge delega 328/2000 ma mai attuate se non per i soli livelli essenziali di assistenza, per altro già precedentemente vigenti.

Ma la previsione di condizioni essenziali per tutti non è sufficiente a garantire l’uguaglianza e la giustizia sociale che costituiscono scopo inderogabile che lo Stato deve perseguire, ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione.

La disabilità infatti non è unica e le condizioni sociali, territoriali e familiari in cui vive il disabile non sono identiche per tutti.

La condizione dei disabili va dal 33% alla non autosufficienza, dalla sordità alla cecità parziale e a quella assoluta, dall’handicap fisico a quello psichico.

Allo stesso modo, l’ambiente familiare in cui vive può dare un sostegno valido anche economico o essere un ambiente degradato o essere di basso livello culturale.

Così il territorio e l’ambiente in cui è inserito possono offrire più o meno servizi, più o meno possibilità di inclusione sociale.

Di qui la necessità di una azione integrativa dei livelli essenziali garantiti dallo Stato affidata alle Regioni e ai Comuni che dovranno operare a stretto contatto con le famiglie, le Associazioni di categoria, i servizi sociali e di volontariato.

In questo quadro di assistenza sociale integrativa le risposte, sulla base delle risorse disponibili, potranno essere le più svariate: si potrà andare da un sostegno economico alle famiglie in situazioni di indigenza, al potenziamento dei servizi in quelle realtà dove vi sono già adeguati livelli di reddito, dall’assistenza individuale dei soggetti impossibilitati a relazionarsi all’assistenza collettiva laddove vi sia necessità di creare un tessuto sociali inclusivo, alla creazione di servizi di integrazione laddove l’ambiente ha forti tendenze all’emarginazione dei più deboli e dei più indifesi.

Rispetto a questi servizi, a parte la loro specificità, l’individuazione dei beneficiari potrà avvenire sulla base delle risultanze ISEE, a differenza dei diritti essenziali esigibili per i quali la fruizione non può che essere ancorata al reddito personale del disabile.

In questo quadro vanno rivisitati gli istituti che l’ordinamento prevede per le singole forme di tutela che si mira a perseguire.

Non è il caso nè questo il luogo in cui procedere ad un esame specifico di ciascuno di essi, ma comunque pare opportuno enuclearne alcuni:

a)     Assegno mensile per i disabili parziali.

Lo scopo della provvidenza è quello di garantire un trattamento economico minimo a quei soggetti che hanno conservato una residua capacità lavorativa e che aspirano ad una occupazione. Ma se la erogazione della prestazione rimane avulsa da una specifica attività di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro, la provvidenza resta, a vita, una rendita che mantiene una situazione di povertà per il percettore e costituisce un esborso economico improduttivo per lo Stato;

b)    Inabilità totale.

La funzione dell’istituto è quella di garantire un reddito minimo a coloro che non hanno alcuna capacità lavorativa generica residuale. Se questo è vero allora sarebbe necessario quanto meno garantire un reddito pari a quello dei soggetti svantaggiati di cui all’articolo 38  della legge n. 448/2001 e favorire possibilità occupazionali laddove risultino permanere capacità lavorative specifiche idonee alla produzione di reddito e tali da rendere non più esigibile il diritto alla prestazione economica assistenziale.

c)     Indennità di accompagnamento – non autosufficienza.

È questo il capitolo più impegnativo tra gli istituti assistenziali di diritto sostanziale.

Sotto il profilo della individuazione dei presupposti della erogazione non può non rilevarsi che l’ancoraggio dell’istituto alla sola impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita intra-moenia o l’impossibilità della deambulazione costituisce uno svuotamento dello stesso lasciando  fuori una platea di soggetti allo stesso modo non autosufficienti. Il criterio, distorto dalla normativa repressiva da anni imperante e da non condivisibili linee guida interne agli Istituti preposti agli accertamenti medico-legali, non può che essere che quello che guarda alla persona non solo in relazione alla vita domestica ma anche alla sua attività relazionale. Per cui se costituisce un incontestabile diritto all’indennità di accompagnamento quello delle persone totalmente non autosufficienti lo è altrettanto quello ad esempio di uno schizofrenico che spesso è capace di compiere attività domestiche (lavarsi, vestirsi, pranzare) ma è assolutamente incapace di avere contatti esterni non solo di semplice relazione intersoggettiva ma strumentali rispetto alla sua sussistenza (acquisti di beni e servizi, capacità di spostamenti, ecc).

Certamente non tutte le forme di non autosufficienza sono uguali. Conseguentemente, lo Stato deve garantire una indennità minima non collegata al reddito a tutti i soggetti incapaci di svolgere autonomamente quel nucleo essenziale di attività all’interno e all’esterno della propria famiglia che possono qualificarsi come espressione minimale ed essenziale della persona umana, affidando agli Enti locali la costituzione di un ulteriore budget individuale (si chiami accompagnamento integrativo o dote di cura poco importa) utilizzabile per fruire di servizi pubblici o privati accreditati e la cui erogazione sia collegata al reddito ISEE. In tal modo la tutela della persona non finisce con l’essere limitata da disequilibri territoriali, sociali o familiari;

d)    Sistema ISEE.

L’istituto, se non ben organizzato, potrebbe portare al mantenimento di situazioni di disuguaglianza rispetto alla fruizione di beni e servizi. Innanzitutto, dovrà essere sancito che le prestazioni economiche (assegni e pensioni) attualmente in essere costituiscono livelli essenziali di assistenza e in quanto tali condizionati solo dall’eventuale superamento di soglie di reddito personale. Allo stesso modo, l’indennità di accompagnamento base, costituendo il minimo contributo che lo Stato concede a fronte della non autosufficienza, deve essere svincolato dal reddito, come da sempre è avvenuto in Italia e nei Paesi europei. Inoltre è il concetto di nucleo familiare che deve essere correttamente individuato ai fini della individuazione del reddito ISEE. Se lo si considera come l’insieme delle persone che sono residenti nello stesso luogo si intraprende una strada sbagliata. Tutto ciò in quanto, se è certa l’assistenza e quindi la rilevanza del reddito anche del coniuge o dei genitori del non autosufficiente, non può dirsi altrettanto per la contribuzione che fratelli o sorelle, eventualmente cognati o nipoti danno al disabile grave. In tali ipotesi la coabitazione è spesso un fatto necessitato e i redditi prodotti non concorrono tutti a formare un unico budget familiare.

e)     Sistema amministrativo di accertamento della invalidità civile, cecità e sordità.

Sono oltre quaranta anni che si parla di pletoricità e farraginosità del procedimento di accertamento dell’invalidità civile cecità e sordità. In un epoca di semplificazione, un soggetto che richiede all’INPS l’accertamento della sua disabilità viene normalmente sottoposto a tre gradi di giudizio (Commissione di invalidità civile presso l’ASL, Commissione di verifica presso l’INPS, Commissione medica superiore) a cui si aggiungono spesso le visite di verifica straordinaria che costituiscono un ulteriore strumento di caccia ai “falsi invalidi”. Il risultato è che prima di avere un verbale di accertamento per accedere alle provvidenze economiche passano mesi e a volte anni. Anche i malati oncologici, a cui è riservato un procedimento accelerato, vedono non solo superati i quindici giorni per essere chiamati a visita ma normalmente aspettano il tempo abnorme riservato alle altre categorie di disabili.

La soluzione al problema (che passa per la risoluzione del “conflitto di potere” tra INPS e ASL circa la sua spettanza) esiste ed è stata valutata in taluni ambienti istituzionali. In ossequio all’articolo 38 della Costituzione, all’INPS, chiamato per legge ad erogare le pensioni assistenziali, possono essere attribuiti in via esclusiva le funzioni di accertamento dei presupposti medico-legali per la concessione delle sole provvidenze economiche, con l’esame da parte di un’unica Commissione di accertamento, eventualmente riservando alla Commissione medica superiore compiti di nomofilachia e cioè di individuazione di criteri uniformi di valutazione. Per quanto, invece, attiene alle prestazioni di assistenza sociale (beni, servizi, ma anche prestazioni economiche integrative affidate alle Regioni e ai Comuni), ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, il potere potrà essere attribuito alle Regioni e di conseguenza l’accertamento dei presupposti medico-legali potrà essere svolto dalle ASL, rientrando le stesse nell’ambito ordinamentale di queste ultime. Parlare di necessaria partecipazione delle Regioni agli accertamenti medico legali delle situazioni di disabilità, in quanto la “Sanità” è materia di loro competenza, costituisce un assunto sbagliato. Il discrimine è tra prestazioni economiche essenziali riservate allo Stato (art. 38 Costituzione) e assistenza sociale riservata alle Regioni (art. 117 Costituzione) rispetto alle quali l’accertamento sanitario è solo un presupposto per la concessione e quindi distinto dai compiti e dalle funzioni del Servizio Sanitario Nazionale che la Costituzione attribuisce alle Regioni.

f)      Processo in materia di prestazioni economiche assistenziali.  

La recente riforma del processo in materia assistenziale, con l’introduzione dell’articolo 445/bis  c.p.c. da parte dell’articolo 38 comma della legge n. 111/2011 crea non poche perplessità. Infatti, l’introduzione dell’accertamento tecnico preventivo ha  determinato l’insorgere di numerosi problemi interpretativi e non semplifica il processo.

Innanzitutto, non è indicato il termine entro il quale lo stesso procedimento deve essere avviato, se cioè nel termine decadenziale dei sei mesi della notifica del verbale o nel termine di prescrizione del diritto. In ogni caso, la norma consolida una disparità di trattamento tra la tutela delle posizioni della invalidità civile, cecità e sordità e quella relativa agli assegni o pensioni previdenziali di cui alla legge n. 222/84, che fissa un termine triennale per l’esercizio della relativa azione giudiziaria.

Ancora, l’inappellabilità delle sentenze di merito, sacrifica l’esigenza di tutela degli interessi dei disabili a quella dello sfoltimento dei processi innanzi alle Corti di appello. Tutto ciò in contrasto con i principi di ragionevolezza, di uguaglianza, in un sistema normativo che, anche se non contiene la costituzionalizzazione del principio del doppio grado di giudizio, sullo stesso ha articolato le varie forme di processo, limitando la tutela ad un unico grado di giudizio a ipotesi marginali e certamente non con riguardo a diritti costituzionalmente garantiti quali sono quelli spettanti ai soggetti disabili. Ancora, l’esigenza di semplificazione è più apparente che reale perché, una volta terminata la fase dell’accertamento tecnico-preventivo e quella successiva del ricorso di merito, laddove l’INPS negasse la concessione del beneficio richiesto sulla base di una presunta insussistenza degli altri presupposti costitutivi del diritto, ci si troverebbe di fronte ad un ulteriore contenzioso, mentre il sistema precedente racchiudeva in un unico procedimento giurisdizionale l’accertamento di tutti i presupposti, medico-legali e non, previsti dal legislatore per la concessione della provvidenza.

g)     Collocamento obbligatorio.

La formazione lavorativa, gli incentivi alle imprese per le assunzioni dei disabili, la previsione di un adeguato sistema sanzionatorio per i datori di lavoro che non assumono disabili o li mettono in condizione di non accettare il posto di lavoro offerto o di recedervi in presenza di assegnazione a mansioni gravose  e incompatibili con la capacità lavorativa del disabile, costituiscono i punti essenziali da esaminare per procedere a rafforzare la legge 68/99. Questo è, infatti, il settore in cui più di ogni altro la libertà di iniziativa economica si scontra spesso con l’utilità sociale ledendo la dignità della persona umana e in particolar modo coloro che, per ragioni congenite o acquisite, hanno gravi problemi di inclusione nel mondo del lavoro.

Quelle elencate  sono solo alcune delle criticità che il  nuovo sistema di assistenza sociale dovrà affrontare e risolvere, assicurando la partecipazione dei disabili nella società civile, nel mondo del lavoro e della produzione che costituiscono  punti indefettibili per la tutela della persona umana e della sua dignità.

Le Associazioni di categoria sono pronte a mettere a disposizione del Governo la propria competenza e professionalità formate in anni di lotta spesi a favore di una nobile causa e a fare la loro parte per un sistema sempre più equo ed inclusivo secondo i principi della convenzione ONU sui diritti delle persone disabili.

 

Giovanni pagano - Presidente nazionale ANMIC 

 

Roma, 30 gennaio 2012

 

                                                                             

 

FAND e FISH incontrano Fornero e Guerra

 

 La FISH e la FAND, le due organizzazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, oggi hanno ufficialmente incontrato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero e il suo Sottosegretario, Maria Cecilia Guerra.

Le questioni sul tavolo sono numerose come sono forti le preoccupazioni espresse in questi mesi per le sorti delle politiche sociali rivolte alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Temi caldi: l’ISEE, le risorse per i servizi, l’occupazione, l’indennità di accompagnamento.

Da parte governativa si è voluto da subito sottolineare un principio: è un segno di civiltà garantire prestazioni e servizi alle persone con disabilità. Il che, tuttavia, non significa raggiungerlo subito date le condizioni economiche e di bilancio attuali.

 

Di fatto decade la discussione sul disegno di legge delega di riforma fiscale e assistenziale (presentato a luglio da Tremonti) che pesanti ricadute avrebbe comportato per servizi e prestazioni. Certamente - questa è la rassicurazione -  non è dal “sociale” che verranno drenate le risorse per sanare il bilancio dello Stato.

Il gettito per la cosiddetta clausola di salvaguardia (aumento dell’IVA evitato se si trovano altri introiti) dovrebbe provenire invece da interventi sul fisco e cioè da un forte contrasto all’evasione e da una parziale revisione di alcune imposizioni tributarie.

 

Più complessa la posizione sull’ISEE, cioè sulle modalità di calcolo del reddito familiare e sugli ambiti di applicazione di tale strumento oggetto della recente “Manovra Monti”. Da parte governativa si rileva che esiste una questione di equità interna che suggerisce una differenziazione fra persone con disabilità e anziani, ma che contestualmente alla ridefinizione dell’ISEE è necessario agire sui livelli essenziali di assistenza riprendendo un percorso purtroppo interrotto. Non vi sarebbe, secondo il Ministro, nessuna intenzione di predisporre una riforma penalizzante o restrittiva.

 

FISH e FAND hanno decisamente sostenuto la necessità di evitare che l’ISEE o altre misure possano comprimere il diritto e la concessione dell’indennità di accompagnamento, unica provvidenza per ora assicurata per evitare gli “arresti domiciliari” di migliaia di persone con disabilità. Al contempo le Federazioni hanno concesso di poter riflettere, con equità e ponderazione, sulle differenti condizioni di chi non sia in grado di produrre reddito e chi invece abbia svolto la sua normale vita lavorativa, garantendosi redditi e copertura previdenziale.

 

Rispetto all’esclusione dell’applicazione dell’ISEE, quello in via di predisposizione con decreto interministeriale, alle prestazioni assistenziali (quindi anche all’indennità di accompagnamento), non c’è stata da parte governativa nessuna garanzia. Le decisioni saranno frutto di un confronto fra tre Ministeri: economia, lavoro e politiche sociali, salute. FISH e FAND hanno precisato che questo è un aspetto fondamentale su cui vigileranno con particolare attenzione e porranno in atto le azioni del caso.

 

Sul fronte dell’occupazione e del lavoro, le Federazioni hanno sollecitato il Ministero ricordando l’ineludibile funzione di mediazione dei servizi pubblici per l’impiego e il fondamentale ruolo di controllo sulle “scoperture”, cioè sulle aziende che – pur obbligate – non assumono persone con disabilità.  Entrambe le funzioni sono fortemente carenti.

 

Infine, raccogliendo l’interesse del Ministero, FAND e FISH hanno caldeggiato l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, come luogo migliore nel quale confrontarsi ed assumere gli elementi utili per le future politiche e per le relative risorse.

Un buon ascolto ha ottenuto anche la proposta di elaborare un complessivo Piano di azione sulla disabilità in seno ad una Conferenza nazionale in grado di raccogliere, confrontare e condividere le migliori e più sostenibili proposte.

 31 gennaio 2012

 

COMUNICATO STAMPA

La Manovra Monti è legge (legge n. 214/2011). Entra quindi in vigore anche l’articolo 5 relativo all’ISEE, cioè allo strumento usato finora per stabilire l’accesso ad alcune prestazioni sociali agevolate.

 

La nuova legge stabilisce che l’ISEE potrà essere applicato anche alle agevolazioni fiscali e alla concessione delle provvidenze assistenziali (quindi anche alle pensioni di invalidità civile e alle pensioni sociali). A chi supererà la soglia stabilita da un apposito decreto non verranno più riconosciuti benefici fiscali, servizi sociali agevolati, prestazioni assistenziali. L’intento espresso ricorda molto alcuni elementi già presenti nel disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale presentata a suo tempo da Tremonti e stigmatizzata dai più in sede di discussione alla Camera.

 

Infatti, dal dettato dell’art. 5 della legge n. 214/2011, si evince che non dovranno esserci maggiori oneri per la finanza pubblica, anzi, dovranno generarsi risparmi grazie alla nuova disciplina dell’ISEE.

 

Comunque, i criteri, le modalità, gli ambiti applicativi devono essere ancora stabiliti da un apposito decreto che fonti governative dichiarano di urgente e celere definizione.

 

Nel fondato timore che moltissime prestazioni assistenziali siano a rischio, FAND e FISH hanno ufficialmente richiesto al Ministro delle politiche sociali, Elsa Fornero, un urgente incontro per tentare di scongiurare le peggiori ipotesi e i conseguenti danni per centinaia di migliaia di persone con disabilità e per le loro famiglie.

 

Roma 4 gennaio 2012

il presidente nazionale     il presidente naz.le fish

fand - giovanni pagano      pietro barbieri

 

FAND-DAY 2011

Le richieste delle Associazioni delle Persone con Disabilità

  

APPELLO AL GOVERNO:

basta tagli, chiediamo di essere convocati al più presto

 

Massiccia ed attenta partecipazione dei quadri dirigenti centrali e periferici della Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità che sono intervenuti alla manifestazione del 30 novembre 2011, svoltasi a Roma presso l’auditorium dell’INAIL.

Unanime è stata la forte preoccupazione espressa nei loro interventi da parte dei presidenti nazionali delle associazioni che rappresentano il mondo della disabilità nei confronti dei preannunciati tagli al Welfare

 

In apertura dell’affollata assemblea, il presidente nazionale della Fand, Giovanni Pagano, ha riassunto i motivi di preoccupazione dei disabili e delle loro famiglie qualora le previste misure anticrisi dovessero ulteriormente penalizzare le loro già precarie condizioni di vita.

 

In particolare, il presidente Pagano ha auspicato che i condivisibili  principi di equità sociale, promessi nel programma di questo Governo, vadano a concentrarsi sugli sprechi e gli attuali privilegi, piuttosto che colpire, ancora una volta, i soggetti più indifesi. Al riguardo, il presidente Pagano, a nome della Fand, che rappresenta quattro milioni e mezzo di cittadini, ha chiesto di essere urgentemente convocato dal Governo per illustrare il grave e non più sostenibile disagio economico e sociale in cui versano i cittadini invalidi civili, ciechi, sordi nonché invalidi per lavoro e per servizio.

In particolare, la Fand lancia l’allarme sulle drammatiche conseguenze derivanti dalla eventuale approvazione della annunciata riforma assistenziale i cui effetti porterebbero all’azzeramento di qualsiasi forma di sostegno.

Numerosi sono stati i suggerimenti forniti e le richieste avanzate nel corso degli interventi tenuti dai responsabili nazionali delle associazioni componenti la Federazione.

Tommaso Daniele, presidente Uic, nel ribadire le richieste di consultazione con il Governo, ha precisato che, qualora non vi fosse adeguata risposta da parte delle istituzioni, la Federazione sarà pronta a scendere in piazza per una mobilitazione generale dei disabili.

 
1° dicembre 2011
 
 

 Intervista presidente pagano da "quotidiano.net" del 18/11/2011

«Beffe, dinieghi e umiliazioni per chi ha diritti autentici»

«NOI SIAMO i primi a combattere i falsi invalidi. Siamo la vera parte lesa in questa squallida vicenda, prima ancora dell’Inps». Ha un diavolo per capello Giovanni Pagano, presidente dell’Associazione dei mutilati e invalidi civili (Anmic) e della Fand, la Federazione dei disabili. Non è una partita semplice quella che le associazioni ...

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«NOI SIAMO i primi a combattere i falsi invalidi. Siamo la vera parte lesa in questa squallida vicenda, prima ancora dell’Inps». Ha un diavolo per capello Giovanni Pagano, presidente dell’Associazione dei mutilati e invalidi civili (Anmic) e della Fand, la Federazione dei disabili. Non è una partita semplice quella che le associazioni hanno intavolato con l’Istituto di previdenza e vengono a galla spigolosità e mortificazioni.
«Con l’Inps — spiega Pagano — è difficile il dialogo, perché purtroppo non c’è unità di pensiero. Ognuno va per conto suo. Abbiamo chiesto l’elenco delle 21mila persone escluse dal trattamento economico e di conoscere i motivi che hanno portato a questa esclusione, ma non abbiamo ottenuto risposta».
Rischiate di essere bastonati due volte in questa storia...
«Forse anche tre, perché un’altra cosa che non possiamo accettare è questo meccanismo umiliante delle verifiche annuali. È difficile che a un amputato possa ricrescere l’arto, che un paraplegico possa riprendere a camminare. Quello che ci manca e che ci negano sono i numeri: ci sono gli esclusi, bene, fateci vedere chi sono, perché se a una persona che aveva il 100% di invalidità e ora la percentuale è stata portata al 73%, non avrà più il trattamento economico, d’accordo, ma non si può parlare di falso invalido. Se andiamo a vedere le statistiche della magistratura a cui si è rivolto chi ha ritenuto di avere subito un torto, allora ci accorgiamo che il tribunale, nel 70% dei casi, ripristina il trattamento economico e dà torto all’Inps. Ecco perché tutti questi dati devono uscire dai cassetti».
Però è innegabile che il problema dei falsi invalidi esista, non crede?
«Provocatoriamente dico che è un falso problema. In occasioni ufficiali al ministero del Lavoro, alle presenza dell’Inps, ho chiesto di quantificare i risparmi nel biennio 2010-2011, frutto della caccia al falso invalido. Nonostante io rappresenti 5 milioni di persone, non sono riuscito ad avere nemmeno quel dato. E altri incontri non ci sono stati concessi».
Non crede che soprattutto al Sud l’invalidità sia stata usata come welfare parallelo?
«Se è accaduto, è stato col placet di chi determinava le percentuali di invalidità, parlo di medici di enti pubblici. Non si pensi, in ogni caso, che la gente si arricchisca con queste pensioni: parliamo di 8 euro e mezzo al giorno».
Lorenzo Sani

COMUNICATO STAMPA

 

Il Comitato Esecutivo della Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità (FAND) si è riunito il 2 settembre 2011  per esaminare il contenuto dei recenti provvedimenti di finanza pubblica emanati dal Governo.

In tale occasione la Dirigenza FAND si è soffermata soprattutto sul disegno di legge n. 4566, attualmente assegnato alla 6ª Commissione permanente della Camera e recante delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale, in particolare sull’art. 10 il quale prevede interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale.

Al riguardo, il Comitato Esecutivo della FAND, dopo un’ampia ed approfondita discussione, si è espresso all’unanimità sui seguenti principi fondamentali:

 

  • totale condivisione del contrasto al fenomeno della falsa invalidità, che, assorbendo indebitamente risorse finanziarie, non fa altro che nuocere a tutte le persone che soffrono di reali disabilità;
  • riconoscimento della necessità di provvedere ad un riordino complessivo e ad una razionalizzazione dell’attuale disciplina concernente lo stato sociale, che siano, però basati in ogni principio cardine, sul riconoscimento dei diritti soggettivi delle persone disabili, e non invece su forme, più o meno volontaristiche, di risposta al loro stato di bisogno, ovvero concepiti unicamente come ulteriore forma di contenimento della spesa pubblica che penalizzi doppiamente i disabili, prima come cittadini e poi come soggetti più deboli e a forte rischio di emarginazione;
  • fermo e completo rigetto di qualsiasi norma che preveda la violazione, anche parziale, del principio dell’erogazione dell’indennità di accompagnamento e della indennità di comunicazione al solo titolo della minorazione, quale espressione più alta dell’assioma contenuto nell’art. 38 della Costituzione e sulla base di quanto in più sedi sostenuto dai supremi organi giudicanti del nostro ordinamento, secondo i quali l’indennità di accompagnamento rappresenta un intervento assistenziale della collettività indirizzato non al mero sostentamento dei soggetti disabili, ma alla predisposizione di una misura riparatoria e compensativa, pur di natura pecuniaria, volta ad offrire sostegno ed aiuto solidale a chi soffre di gravissime menomazioni o particolari patologie, ed ha bisogno di assistenza continua per il compimento di atti quotidiani della vita che gli sono impediti, compresi quelli della cosiddetta “vita sociale o di relazione”;
  • piena disponibilità a collaborare con le autorità governative per la istituzione di un tavolo di concertazione, volto a definire le linee guida di un riordino normativo dell’attuale disciplina socio-assistenziale, rifiutando con forza qualsiasi intervento attuato senza il coinvolgimento diretto dei rappresentanti delle persone disabili, in spregio ai principi ispiratori della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dallo Stato italiano con legge 3 marzo 2009, n. 18.

 Alla luce di quanto sopra, il Comitato Esecutivo della FAND, ha deliberato all’unanimità di richiedere il ritiro del citato disegno di legge n. 4566, almeno per quanto concerne il capo II contenente le misure di riforma assistenziale, stabilendo contestualmente lo stato di agitazione a tempo indeterminato dell’intera categoria anche con forme di appoggio a manifestazioni di protesta decise in accordo con altre associazioni di persone disabili, ovvero organizzate da altri enti od organismi rappresentativi della società civile, fino a quando non sarà stata trovata una soluzione realmente rispettosa dei diritti di tutte le persone disabili, riconosciuti dalla Costituzione.

 

2 settembre 2011 

 

 

Manovra: gli emendamenti delle Federazioni delle Associazioni delle persone con disabilità (FAND e FISH)

 

  Le Federazioni delle associazioni delle persone con disabilità (FAND e FISH) fanno sentire, ancora una volta, la loro voce formalizzando alcuni emendamenti alla Manovra-bis all’esame del Parlamento.

 

Gli emendamenti sono pochi ma determinati e chiari poiché si fondano sulla consolidata convinzione che siano, ancora una volta, sotto scacco le politiche sociali in una manovra che si preoccupa più di rassicurare i mercati finanziari che le famiglie e le persone con disabilità.

 

Le Federazioni chiedono che il Parlamento dia un segnale diverso e preveda un finanziamento specifico per il Fondo per le politiche sociali. La copertura può derivare da un Piano straordinario di controllo sull’evasione fiscale (500mila controlli per tre anni) sulla falsariga di quello praticato negli ultimi anni contro i “falsi invalidi”.

 

La riforma assistenziale in Italia si può e si deve fare, ma non certo con il vincolo immediato di recuperare 20 miliardi: non sarebbe una riforma, ma solo una graduatoria di tagli che nulla hanno a che vedere con il miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi alle persone. Le Federazioni chiedono di eliminare la riforma assistenziale dalle logiche di cassa, operando invece su una riforma fiscale che non preveda solo la revisione delle agevolazioni, ma anche l’introduzione di meccanismi di sistema per contrastare l’evasione fiscale.

 

Le Federazioni chiedono inoltre la soppressione dei tagli aggiuntivi agli enti locali che sarebbero la causa della cancellazione di tanti servizi alle persone e alle famiglie.

 

Ma agli emendamenti si aggiunge un marcato sdegno delle Federazioni per le esternazioni del Ministro Calderoli che ha persino avanzato l’ipotesi di interventi restrittivi sulle pensioni di reversibilità e sulle indennità di accompagnamento. Una prospettiva inaccettabile a giudizio di FAND e FISH, poiché taglierebbe le uniche misure di sostengo oggi esistenti a favore della non autosufficienza, colpendo i cittadini più deboli.

 

29 agosto 2011

 

FISH

Federazione Italiana per il

Superamento dell’Handicap

FAND

Federazione tra le Associazioni

Nazionali delle persone con Disabilità

 

Manovra. Fand: "I sacrifici dei disabili non risolveranno i problemi"

La Federazione associazioni nazionali disabili boccia il testo della manovra finanziaria e annuncia un sit-in al Senato e altre iniziative. Pagano: "Per poter risolvere la crisi non si possono raccogliere solo le briciole senza mettere mano sui grandi capitali, sulle grandi rendite, sull’evasione fiscale e sugli sprechi"

 

ROMA - "Per poter risolvere la crisi economica non si possono andare a raccogliere le briciole e pensare di non mettere mano sui grandi capitali, sulle grandi rendite, sull’evasione fiscale e sugli sprechi. In questo modo si distruggerà lo stato sociale e non si risolverà nulla". È dura la critica di parte di Giovanni Pagano, presidente della Fand (Federazione associazioni nazionali disabili) alla manovra proposta dal governo dopo la proposta di una contromanovra promossa dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) nei giorni scorsi. "Anche se è necessaria - ha affermato Pagano -, siamo molto critici nei confronti di questa manovra". A non convincere, però, non sono soltanto alcuni degli interventi previsti nel testo della manovra, quanto l’interno impianto. "Sentiamo parlare ancora una volta di un tetto di reddito sulle indennità di accompagnamento, di una stretta ancora sulle pensioni che poi sono 246 euro al mese per un disabile su sedia a ruote. La soluzione è nell’evitare gli sprechi, tassare le grandi rendite e le grandi proprietà, il resto è solo aria fritta e il problema non si risolverà".

Pagano non nega un certo "avvilimento" e una "rassegnazione che porta all’esasperazione" di fronte all’ennesima battaglia per evitare tagli al sociale. Servono sacrifici, si sente dire spesso in questi giorni, ma come aggiunge il presidente della Fand, "quelli che possono fare una categoria come la nostra non risolvono i problemi". Nonostante l’avvilimento, però, non mancano le iniziative di protesta che possano riaprire il dibattito. "Stiamo organizzando un sit-in permanente a Palazzo Madama fin quando ci sarà la discussione in Senato, ma abbiamo in mente altre iniziative. Parteciperemo a tutte le iniziative con la Fish per non tartassare gente che appena sopravvive. Organizzeremo tutte le iniziative necessarie e abbiamo già allertato le sedi provinciali per una partecipazione massiccia a questi eventi". Tra le iniziative annunciate da Pagano anche "qualche azione eclatante al ministero del Welfare perché siamo alla conclusione di questo ministero. Se questa manovra passa così com’è il ministero potrebbe anche non esistere più perché non ci sarà più un welfare in grado di difendere la parte più debole degli italiani". (ga)

Fonte: Superabile 24 agosto 2011

 

 

 

COMUNICATO FAND

(Federazione tra le Associazioni nazionali delle persone con disabilità)

 

SCUOLA: NO AL NUOVO DISEGNO DI LEGGE CHE AFFIDA AI PRIVATI IL SOSTEGNO AGLI ALUNNI DISABILI. LA FAND CHIEDE IL RITIRO DEL DDL N. 4405 PRESENTATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

Con il disegno di legge (atto Senato 2594) presentato dai senatori PDL, Bevilacqua e Gentile, si intendeva introdurre nel nostro ordinamento giuridico la c.d. “privatizzazione del sostegno scolastico ai disabili”.

In merito al provvedimento di cui sopra, aveva preso posizione il Sottosegretario del MIUR, on.le Giuseppe Pizza, il quale in un incontro ufficiale con gli esponenti delle due maggiori federazioni (FAND e FISH) manifestò l’intento di non sostenerlo in sede parlamentare. Ciò nonostante, il 27 luglio 2011, il testo del cennato DDL viene presentato alla Camera dei Deputati con modifiche talmente irrilevanti che il suo contenuto rimane praticamente immutato. Al riguardo, preme sottolineare che l’iniziativa fa capo all’on.le Giovanni Dima del PDL e da altri nove parlamentari del gruppo di maggioranza (DDL 4405).

In sintesi viene riproposta la volontà di affidare gli alunni con disabilità a personale privo di competenze pedagogico-didattiche.

Sorge spontaneo, allora, chiedersi: perché affidare a “soggetti privati” la formazione degli alunni disabili? Perché impedire loro un cammino comune, che fra l’altro è stato riconosciuto anche da importanti provvedimenti internazionali, non ultima la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità?

Secondo i suoi firmatari, il DDL n. 4405 intenderebbe “favorire il sostegno di alunni con disabilità nel rispetto del dettato costituzionale” mentre sembra, invece, ben più orientato a dare risposte urgenti ai “bisogni propri” del privato, dal momento che contempla la possibilità, per le scuole, di “definire progetti” con la collaborazione di «personale o consulenti privati esterni alla scuola»: progetti che riguardano la elaborazione e la attuazione del Piano Educativo Individualizzato, a favore del sostegno degli alunni con disabilità, e “misure educative e didattiche di supporto” per gli alunni con DSA.

I soggetti privati, esterni alla scuola, verrebbero dunque investiti della possibilità di effettuare interventi individuali, rivolti cioè al singolo alunno, contraddicendo quanto elaborato e documentato dalla pedagogia e dalla didattica da un lato e contemplato dalla normativa, dall’altro, in merito all’intero processo di integrazione scolastica.

Ma quello che, nella proposta avanzata, appare ormai non più singolare ma sicuramente rischioso è il tentativo di ipotizzare interventi di “esterni” proprio per l’attività di insegnamento. È vero che la scuola soffre per i numerosi tagli del personale, ma ciò non sottrae gli insegnanti in servizio dalla responsabilità di occuparsi di tutti gli alunni loro affidati.

Perché quindi pensare a figure esterne impiegate in attività didattiche? E poi, con quali competenze verrebbe individuato questo personale? Si tratta forse di un subdolo tentativo di far rientrare dalla finestra coloro che i tagli hanno lasciato fuori dalla porta? Oppure, introducendo nella classe personale dedito solamente all’educazione di alunni con disabilità, si cerca di aggirare le  norme dell’integrazione scolastica, che vogliono che tutti gli insegnanti che operano in una classe, compreso quello di sostegno, siano assegnati alla classe e non all’alunno? Oppure, ancora, è solo un modo un po’ maldestro per iniziare a rendere ufficiali quelle classi differenziali che molti (troppi) sognano, ma che ora è difficile dichiarare in modo palese cogliendo l’occasione, dalla recente stigmatizzazione normativa degli alunni con DSA?

Da tempo, come Federazione, siamo fortemente preoccupati per il presente e il futuro della scuola dell’integrazione e più volte abbiamo manifestato il nostro dissenso rispetto a politiche che mettevano a rischio il processo di inclusione scolastica. Non possiamo pertanto che prendere le distanze da questo nuovo Disegno di Legge, chiedendo a tutto il mondo politico di intervenire perché il DDL n. 4405, Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità,  venga immediatamente ritirato.  La nostra protesta è ferma e intransigente.

 

Il Presidente nazionale FAND – Giovanni Pagano

 

 

 

 

 

 

 

ROMA, 23 GIUGNO 2011: MANIFESTAZIONE CONTRO I TAGLI AL WELFARE.

LA PARTECIPAZIONE DI ANMIC – FAND E DELLE ASSOCIAZIONI DEI DISABILI

 

Welfare, anche le persone disabili "alzano la voce": "Problemi comuni, ma oggi c’è soddisfazione" .

La manifestazione contro i tagli al sociale davanti a Montecitorio si rivela un successo per il mondo del terzo settore: alcune migliaia di persone per una presenza oltre ogni aspettativa. Straordinaria la mobilitazione di migliaia di persone con disabilità fisica e sensoriale: per Fish e Fand un altro successo di piazza. Forte protagonismo delle associazioni: l’entusiasmo di Uic, Anmic, Ens, Fiadda, Angsa, Coordown

ROMA - Volontari, operatori, persone in difficoltà. Fra le migliaia di persone accorse a piazza Montecitorio per protestare contro i tagli al sociale, la parte del leone la fanno le persone con disabilità. Sono tanti, sono organizzati e si notano anche di più, con i loro cartelli e le bandiere che tappezzano l’area di piazza Montecitorio riservata alla protesta. Le due federazioni delle persone con disabilità, Fish e Fand, non possono che essere soddisfatte per la riuscita della protesta, che ricorda molto quella di poco meno di un anno fa, quando i disabili scesero in piazza contro la paventate modifiche alla normativa sull’invalidità. Ci sono le bandiere bianche e rosse della Fish, ci sono le magliette dei volontari e degli associati dell’Unione italiana ciechi, ci sono gli striscioni delle due anime del mondo dei sordi, gli oralisti che si posizionano vicino al gazebo dal quale parlano i convenuti, e i segnanti, che seguono gli interventi guardando la traduzione in Lingua dei segni di due interpreti che lavorano per ore sotto il sole. La protesta è unitaria e trasversale, raccoglie tutti i tipi di disabilità e le mette assieme per chiedere rispetto e dignità.

Una "partecipazione importante" e un "messaggio chiaro e forte" quello lanciato dalla piazza per Pietro Barbieri, presidente della Fish, Federazione italiana superamento handicap, che sottolinea il movimento convergente che porta persone con disabilità, mondo del volontariato e operatori sociali in piazza insieme. "La mia soddisfazione è immensa - confida Giovanni Pagano, presidente Anmic, l’associazione nazionale mutilati invalidi civili - perché è stato premiato il sacrificio organizzativo di persone che hanno grandi difficoltà fisiche e che hanno ugualmente risposto agli appelli arrivando da luoghi anche lontani come Sicilia, Sardegna, Campania, Puglia, Lombardia: è una presenza che conferma la storia di un’associazione nata per rivendicare i diritti e che continua a farlo anche oggi, con un governo che si dimostra sempre più assente e insensibile alle nostre richieste". Per Pagano, che in piazza rappresentava anche la Fand, di cui è presidente, i problemi sulla scuola, il lavoro ("così importante come mezzo per affrancare le persone e permettere loro una vita piena"), l’assistenza alle persone e l’aiuto alle famiglie sono le problematiche più evidenti e in via di peggioramento.

Proprio sulla scuola e sui problemi al sostegno si sofferma Sergio Silvestre, presidente del Coordown, che mette in evidenza come i diritti degli alunni all’inclusione scolastica stiano diventando sempre più una faccenda da tribunale, diritti da esigere attraverso la via giudiziaria: "Abbiamo moltiplicato le segnalazioni e le famiglie nelle aule di giustizia vincono sempre: il Ministero dell’Istruzione quest’anno non ha vinto una sola sentenza sul sostegno. Ma non si può continuare così". Preoccupazione forte esprime anche Carlo Hanau (Angsa, associazione nazionale genitori soggetti autistici onlus), concentrandosi su una particolare situazione territoriale, quella di Bologna: "I tagli del governo nazionale si fanno ormai sentire anche in Emilia Romagna e le prime avvisaglie negative sono arrivate proprio a Bologna città, laddove il comune ha ridotto sensibilmente i contributi per gli assegni di cura che eroga: lo scorso anno erano stati 2600, nei primi quattro mesi del 2011 sono stati appena 300, un taglio drammatico". (ska)

Fonte: Superabile.it (23 giugno 2011)

 

Welfare, la protesta di piazza è un successo: uno spiraglio dal governo

Oltre le aspettative la partecipazione al presidio contro i tagli al sociale: migliaia di disabili, volontari e operatori sociali davanti a Montecitorio. L’opposizione al completo assicura: "Siamo con voi". Il sottosegretario al Welfare Musumeci assicura un confronto in tempi brevi

 

ROMA - Oltre ogni aspettativa. La manifestazione unitaria del terzo settore contro i tagli del governo alle politiche sociali incassa un successo indiscutibile: qualche migliaio di persone in piazza Montecitorio, grande presenza di persone con disabilità, volontari, operatori sociali per una mattinata che sarà ricordata a lungo nel mondo del non profit italiano, sostanzialmente unito nelle sue componenti per evidenziare il problema della carenza di risorse per il sociale. Iniziativa vibrante e partecipata dal basso, che raccoglie l’unanime appoggio dell’opposizione, parlamentare e non: Partito Democratico e Udc usano toni molto simili, e dall’Idv a Rifondazione comunista tutta l’area dei partiti estranei alla maggioranza assicurano il sostegno e l’appoggio al mondo del volontariato e del terzo settore. "Non abbiamo ricevuto - afferma a fine mattinata Lucio Babolin, portavoce della campagna "I diritti alzano la voce", primo promotore insieme al Forum del Terzo Settore - messaggi da parte di esponenti della maggioranza: la cosa, evidentemente, non è un buon segnale". Se la maggioranza parlamentare tace, un segnale di disponibilità arriva invece dal sottosegretario al Welfare Nello Musumeci, che gli organizzatori incontreranno personalmente fra una decina di giorni.

La soddisfazione del terzo settore è evidente: "E’ stato faticoso - dice sempre Babolin - costruire una mobilitazione unitaria di tutte le organizzazioni del terzo settore, un mondo che non è abituato a scendere in piazza ma che oggi ha dato una straordinaria immagine di sé. La presenza, anche dal punto di vista quantitativo, così numerosa, con alcune migliaia di persone e un successo oltre le migliori aspettative, è senza dubbio un segnale forte da parte della società civile, ormai arrivata al limite della sopportazione". In questo momento nel quale "i nodi vengono al pettine" e "nei territorio iniziano a sparire i servizi", la mobilitazione permette di "canalizzare la protesta" e di renderla unitaria. Mobilitazione che non finisce qui: "Grazie per la giornata di oggi ma rimanete in allerta, perché non ci fermiamo qui", spiega il portavoce della campagna ai manifestanti rimasti fino alla fine della mattinata sotto il gran sole che splendeva davanti Montecitorio. (ska)

Fonte: Superabile.it (23 giugno 2011)

 

 

Manifestazione a Roma, Bindi: “Non si può pensare di uscire dalla crisi prendendosela contro i più deboli”

Diversi politici presenti alla manifestazione romana contro i tagli. Turco: “Abbiamo fatto insieme le battaglie più importanti, già ai tempi della legge 328: noi siamo con voi”. Franceschini: “La vostra è una battaglia giusta”

ROMA – “Hanno la maggioranza assoluta in Parlamento e in previsione della nuova manovra economica devono dirci come intendono usarla: se ancora contro le persone o a loro favore”. Lo dice, fra le urla di approvazione e i suoni di fischietti e tamburi, la presidente del Pd Rosy Bindi ai manifestanti che protestano davanti Montecitorio contro i tagli al sociale del governo. “Io quando ero al governo – ha scandito con toni decisi la Bindi – ho finanziato i servizi e i fondi sociali, ma questo governo li ha prima tagliati e poi completamente azzerati. Non si può pensare di uscire dalla crisi prendendosela contro i più deboli: in parlamento vi assicuro che faremo la nostra battaglia e non li daremo alcuna tregua”. “Noi non ci siamo mai persi di vista – afferma invece Livia Turco – e oggi ci ritroviamo: noi abbiamo fatto insieme le battaglie più importanti, già ai tempi della legge 328: noi siamo con voi”, dice.

“Voi siete persone – dice dal canto suo il capogruppo Dario Franceschini – non abituate a scendere in piazza ed è paradossale e grave che dobbiate farlo per difendere dei principi costituzionali: la vostro partecipazione è assolutamente eccezionale e la vostra è una battaglia giusta”. “Quando si arriva in piazza stanchi e arrabbiati – continua Franceschini – è anche legittimo diffidare delle parole dei politici, anche di quelle dei politici dell’opposizione: vi dico però che non abbiamo contrastato questi tagli e continueremo a farlo”. “Prendo l’impegno – conclude Franceschini – a portare in aula a luglio la mozione che abbiamo presentato sul tema, perché deve esserci su questo tema un’assunzione di responsabilità da parte di ogni singolo parlamentare: è soprattutto nei momenti di crisi che deve valere il principio basilare per cui chi ha di più deve dare di più anche dal punto di vista del prelievo fiscale, in proporzione al proprio reddito”. (ska)

© Copyright Redattore Sociale

 

 

COMUNICATO FAND

 

Inclusione scolastica: no al disegno di legge PDL che vuole affidare ai privati il sostegno agli alunni disabili

 

La Federazione tra le Associazioni nazionali delle Persone con Disabilità (FAND) esprime preoccupazione per la proposta legislativa dei Senatori Bevilacqua e Gentile del PDL che prevede interventi di “personale esterno alla scuola”per l’attività didattica degli alunni disabili. Il Presidente FAND Pagano: “Così si aggira la normativa vigente e il processo di integrazione dei disabili nella scuola, mettendo gravemente a rischio  la loro inclusione nella comunità.” Lo spettro del ritorno alle classi differenziali.

 

Il Disegno di Legge 2594, Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità, presentato da due Senatori del PDL, interviene sul delicato tema dell’integrazione scolastica, con l’obiettivo, scrivono i co-firmatari, di “migliorare la qualità dell’integrazione”.

In realtà, la proposta contenuta nel DDL sembra più orientata a dare risposte ai “bisogni” del privato, piuttosto che all’integrazione. Infatti in essa è contemplata la possibilità, per le scuole, di “definire progetti” con la collaborazione di «personale o consulenti privati esterni alla scuola» a favore del sostegno degli alunni con disabilità, per la elaborazione e l’attuazione del Piano Educativo Individualizzato, e per gli alunni con DSA, “misure educative e didattiche di supporto”.

Con questo provvedimento - denuncia il Presidente FAND Giovanni Pagano - viene consentito al “privato” di effettuare interventi rivolti al singolo alunno, contraddicendo quanto contemplato dalla normativa, e quanto elaborato dalla pedagogia e dalla didattica, in merito al processo di integrazione.” L’inclusione scolastica, come è noto, si realizza esclusivamente all’interno di un contesto sociale, come la classe e la comunità scolastica, fino a comprendere l’intero ambito di vita dell’alunno con disabilità.

Ciò che in questa proposta di legge appare singolare e rischioso è il tentativo di ipotizzare interventi di personale “esterno alla scuola” anche per l’attività didattica. Attività per la quale la scuola dispone già di professionisti appositamente formati e in possesso di abilitazione all’insegnamento.

“Inserendo nella scuola collaboratori impegnati unicamente per l’educazione degli alunni con disabilità - spiega Pagano - si cerca di aggirare le  norme di riferimento dell’integrazione scolastica (che vogliono che tutti gli insegnanti di una classe, compreso quello di sostegno, siano assegnati all’intera classe). La presenza nella scuola di personale ‘esterno’, dedito esclusivamente ad alunni con disabilità o con DSA, prospetta, invece, la creazione di “gruppi di alunni” classificati in virtù del loro funzionamento. Il che equivale a consolidare, nella scuola dapprima e nella società poi, lo stigma del diverso: un diverso che deve stare appartato dal gruppo dei coetanei.”

Da anni la Fand sollecita la formazione sulle tematiche dell’inclusione per tutto il personale in servizio, dai Dirigenti Scolastici agli insegnanti, fino a coloro che si apprestano ad operare nella scuola.  L’integrazione, più volte è stato riaffermato, richiede professionalità e competenza. Nel DDL presentato sembra invece che la risposta debba essere una non ben definita professionalità, la cui unica caratteristica è di essere “esterna alla scuola” e appartenere al privato. Perché questa scelta? Forse perché avanza sempre più l’idea che ci si possa ‘sbarazzare’ degli alunni con disabilità ricreando spazi separati dalle classi comuni? È questo l’obiettivo? Iniziare a rendere ufficiali quelle classi differenziali o quelle scuole speciali che la normativa sull’inclusione ha dichiarato chiuse per sempre?

Eppure basterebbe applicare la normativa in vigore per vedere realizzata una scuola effettivamente inclusiva. Dichiara infine il Presidente FAND Giovanni Pagano: “Come Federazione tra le Associazioni nazionali delle Persone con Disabilità, Federazione da anni impegnata nel difendere i diritti delle persone con disabilità, nell’esprimere la nostra preoccupazione per il futuro della scuola inclusiva, prendiamo le distanze dal Disegno di Legge e chiediamo a tutto il mondo politico un grande segno di civiltà, e cioè di intervenire per bloccare immediatamente il DDL n. S 2594 presentato dai parlamentari del PDL, Senatori Bevilacqua e Gentile.”

 

Ufficio stampa ANMIC:

Dott. Bernadette Golisano

Tel. 06/76963222 fax 06/7141608

Mail: tempinuovi.bg@tiscali.it

 

 

 

 

 

 

LETTERA APERTA ANMIC AL PRESIDENTE INPS ANTONIO MASTRAPASQUA

INPS,  VERIFICHE DI INVALIDITA’ E USO MEDIATICO  DELLE STATISTICHE

 

Gentile Presidente,

            in riferimento alla Sua presentazione dei risultati sulle verifiche di invalidità effettuate nel 2010 dall’INPS, pubblicati in questi giorni con grande risalto da tutti gli organi di stampa, i disabili italiani - e l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili in particolare – si sentono sorpresi e amareggiati. Sorpresi, perché, a leggere i  titoli dei giornali sui dati illustrati dall’Inps in merito alle revoche, un pensionato di invalidità su quattro sarebbe automaticamente ritenuto un “falso invalido”. Amareggiati, perché i numeri utilizzati strumentalmente nei titoli a tutta pagina fanno intendere all’’opinione pubblica che fra gli invalidi si nascondono migliaia di truffatori.

            In tal modo, ancora una volta, si scatena la caccia al capro espiatorio sui cittadini più deboli, utilizzando interpretazioni a dir poco parziali dei dati sulle verifiche sull’invalidità. Perché non spiegare ai giornali, ad esempio, che le revoche non significano automaticamente la scoperta di false invalidità? Le revoche sono infatti causate in moltissimi casi - come ben sanno gli addetti ai lavori - dalle mancate comunicazioni Inps del giorno della visita di verifica, oppure dal semplice abbassamento della percentuale riconosciuta all’invalido. Includere invece questi casi nel numero complessivo dei presunti “falsi invalidi” finisce solo per criminalizzare e mettere alla gogna mediatica  migliaia di cittadini veri invalidi innocenti, ma vilipesi e sbeffeggiati per la loro disabilità ritenuta oggi dall’Inps “insufficiente” per la concessione di 260, 27 centesimi al mese.

            Vorrei subito precisare che, come Lei sa, i disabili veri e quindi l’ANMIC- l’Associazione che ho l’onore di presiedere – non ha mai messo in discussione l’operazione di trasparenza e controllo che l’Inps aveva preannunciato, a tutela appunto dei cittadini onesti. Abbiamo piuttosto indicato subito all’Istituto le disfunzioni e i ritardi nel sistema di controllo e anzitutto del sistema informatico che, come ha  ammesso l’Inps, ha già creato enormi disagi e disguidi agli invalidi, invece di velocizzare le procedure di accertamento. Disguidi e problemi che peraltro sono stati già indicati in primis proprio dai medici INPS, in una lettera molto critica scritta ai vertici del loro Istituto.

            Infine come non ricordare che, a proposito di verifiche, l’Inps ha chiamato  a visita erroneamente (e per questo se ne è scusato ammettendo l’errore) invalidi con patologie irreversibili, sprecando soldi pubblici e umiliando cittadini disabili gravi, che non possono certo guarire. E’ già accaduto ad esempio al Vicepresidente CONI e Presidente provinciale Anmic Luca Pancalli. Vorrei ricordare che per questa convocazione a visita l’Inps, e lo abbiamo apprezzato, ha già ammesso pubblicamente l’errore. Ma cosa accade invece a quei cittadini invalidi meno noti sui quali oggi pesa il continuo sospetto e persino l’accanimento dei media? Perché non chiedere scusa anche a loro?

            Le chiediamo dunque, in qualità di Presidente INPS, di tutelare davvero la dignità dei disabili italiani: la ringraziamo fin d’ora se vorrà rimediare a un uso scorretto e strumentale delle cifre che rischia di danneggiare una intera categoria di cittadini, già messa in grave difficoltà dalla inadeguatezza del welfare e dalla disattenzione del mondo politico e istituzionale.

 

Il Presidente nazionale Anmic -   Giovanni Pagano

Roma,18 febbraio 2011

                                                                                                          



FAND e FISH contro i tagli dell'indennità di accompagnamento

 

FAND e FISH contro i tagli dell’indennità di accompagnamento

 

 

Sono state diffuse le  “Proposte di revisione della spesa pubblica” redatte dal Commissario Straordinario per la revisione della spesa, Paolo Cottarelli.

Fra le ipotesi di spending review sono previsti anche preoccupanti interventi sulla spesa per le invalidità civili.

Nel mirino soprattutto l’indennità di accompagnamento, attualmente l’unico sostegno certo alle persone con grave disabilità e sulle famiglie che prevalentemente rappresentano per loro l’unico supporto in assenza o carenza di servizi pubblici.

Secondo Cottarelli bisogna introdurre un limite reddituale alle indennità di accompagnamento, specialmente per gli ultrasessancinquenni, e intensificare i controlli verso i presunti abusi.

 

Il documento del Commissario straordinario ripropone vetuste e discutibili proiezioni evidenziando come in alcune Regioni vi siano percentuali maggiori di indennità di accompagnamento, rispetto ad altre. Abusi, quindi, che sarebbero dimostrati appunto dai “picchi territoriali” e da un aumento della spesa non dimostrata da “flussi demografici”. 

Il Commissario non ha incrociato i dati con la spesa per i non autosufficienti in quelle stesse Regioni. Scoprirebbe che laddove le Regioni (esempio Calabria) spendono pochissimo per i disabili gravi il numero delle indennità di accompagnamento lievita proporzionalmente. E soprattutto non ha presente i tagli massicci che la spesa sociale ha subito nell’ultimo decennio che spingono gli stessi Comuni a consigliare i propri cittadini ad avviare le procedure di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento.

 

Quanto ai controlli, il Commissario dovrebbe valutare l’efficienza e l’efficacia del milione di controlli sugli invalidi civili negli ultimi 5 anni, verifiche che hanno prodotto costi spaventosi (30 milioni di euro solo per medici esterni all’INPS lo scorso anno) e scarsi risultati. Verifiche che hanno prodotto ritardi spaventosi negli ordinari accertamenti (sfiorano i 300 giorni di attesa per un verbale di invalidità) e enormi disagi in chi ha necessità di sostegno e aiuto.

L’ISEE infine – che dovrebbe essere uno strumento di equità e non di taglio della spesa – è quello stesso indicatore che, nonostante le reiterate proteste di FAND e FISH, considera alla stregua dei redditi da lavoro e da rendite finanziarie, le pensioni (280 euro) e le indennità di accompagnamento (500 euro).

 

Le proposte del Commissario Straordinario necessitano di un avallo politico: Governo e Parlamento dovranno fare una valutazione sull’impatto sociale nei confronti dei singoli e delle famiglie. FAND e FISH vogliono intervenire in questa valutazione e richiederanno oggi stesso un incontro con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti.

 

FAND e FISH rigettano qualsiasi ipotesi di intervento sulle uniche provvidenze certe a favore delle gravi disabilità. Interverranno in tutte le sedi istituzionali per contrastare questa previsione e per evidenziare quali siano gli effettivi rischi per i singoli e per le famiglie italiane. Si cercherà il confronto con la fermezza e la determinazione che queste prospettive impongono.

Se sarà necessario non è da escludere una mobilitazione nazionale tale da esprimere, con tutta la forza possibile la disperazione che tali misure generano in una già grave sitazione per  le persone con disabilità e delle loro famiglie.

 

 

Roma 19 marzo 2014

 

 




LEGGE DI STABILITA’: IN ARRIVO NUOVA “STANGATA” SUI DISABILI GRAVI

LEGGE DI STABILITA’: IN ARRIVO NUOVA “STANGATA”  SUI DISABILI GRAVI

La Anmic si oppone con forza all’ipotesi di porre un limite di reddito all’indennità di accompagnamento.

Giovanni Pagano (Presidente ANMIC): “Assurdo imporre nuove penalizzazioni a cittadini già svantaggiati,  l’indennità di accompagnamento serve per pagare i servizi essenziali che lo Stato non offre ai disabili gravi non autosufficienti” .

 

Dalle notizie diffuse stamane in anteprima dalla stampa si apprende che il Governo ha intenzione di introdurre nella legge di stabilità limiti di reddito all’indennità di accompagnamento concessa ai cittadini ultrasessantacinquenni  non autosufficienti (40mila euro lordi l’anno se singoli, 70mila se coniugati).

Si tratta  in realtà di un ennesimo attacco allo Stato sociale, che priva in tal modo i cittadini disabili di un diritto fondamentale che deve continuare ad essere concesso al solo titolo della minorazione, senza alcuna limitazione di sorta. Infatti l’indennità di accompagnamento costituisce il sostegno minimo che lo Stato deve garantire alla persona disabile grave  per  fronteggiare quei bisogni e quelle spese primarie  che la condizione di non autosufficienza determina. Del resto le legislazioni di molti Paesi UE  garantiscono a tutti i disabili gravi una indennità minima e su questa poggiano un’ ulteriore indennità integrativa per le varie  tipologie o gradi di disabilità.

“ E’assurdo – dichiara il Presidente ANMIC Giovanni Pagano – che un Paese come l’Italia che ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità smetta di tutelare i suoi cittadini più svantaggiati , eliminando un sostegno economico indispensabile e facendo così pagare loro il costo della crisi. L’indennità di accompagnamento serve in realtà a pagare servizi essenziali che lo Stato non è in grado di fornire.” La ANMIC esprime pertanto un giudizio totalmente negativo su tale ipotesi normativa.

 

Resp. Ufficio Stampa ANMIC

Bernadette Golisano

Tel. 0676963222 - Mail tempi nuovi.bg@tiscali.it




CONDANNA UE SU LAVORO AI DISABILI IN ITALIA

“La legislazione italiana, anche se valutata nel suo complesso, non impone all’insieme dei datori di lavoro l’obbligo di adottare, ove ve ne sia la necessità, provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazione concrete, a favore di tutti i disabili, che riguardino i diversi aspetti dell’occupazione e delle condizioni di lavoro, al fine di consentire a tali persone di accedere ad un lavoro, di svolgerlo, di avere una promozione o di ricevere una formazione”.

 

Con queste parole la Corte di giustizia europea condanna il legislatore italiano disattento ai problemi del lavoro dei disabili. “Sono valutazioni importanti e condivisibili – dice il Presidente ANMIC Giovanni Pagano – su cui apriremo subito un dibattito e un serrato confronto nel corso della prossima conferenza di Bologna del 12 e 13 luglio. Nell’ambito del gruppo di lavoro che dovrà occuparsi della linea di intervento in materia di occupazione e lavoro dei disabili, dovranno finalmente  trovarsi soluzioni efficaci e realistiche”.




COMUNICATO STAMPA

PAGANO: “SODDISFAZIONE PER I PRIMI PROVVEDIMENTI IN FAVORE DEI DISABILI”

 

 

Il Presidente nazionale FAND e ANMIC,  Giovanni Pagano, esprime tutta la sua soddisfazione per i provvedimenti assunti ieri l’altro dal Consiglio dei Ministri.

“Finalmente - afferma Pagano- siamo riusciti ad ottenere chiarezza in merito alla questione del reddito familiare per le pensioni di invalidità, anche gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori disabili sono un buon segnale che ci viene lanciato dal Governo.” Indubbiamente un buon viatico e motivo di attenta riflessione in vista della conferenza nazionale sulla disabilità di Bologna.

In particolare, ANMIC ritiene che la definitiva soluzione della controversia relativa  alla questione del reddito sia una grande vittoria. “Da anni l’associazione ha posto il problema all’attenzione delle forze politiche ed istituzionali, stimolando interpellanze ed emendamenti ed oggi tutto il lavoro svolto ha avuto un riscontro positivo" afferma Pagano.

Il Presidente ANMIC esprime infine giudizi positivi anche relativamente al Piano di Azione redatto dall’Osservatorio nazionale sulla disabilità, che impegna tutte le istituzioni ad una attenta applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

 

28 giugno 2013

 

 

Ufficio stampa ANMIC

Bernadette Golisano

tempinuovi.bg@tiscali.it

 




COMUNICATO STAMPA ANMIC

Iniziative legislative per la disabilità in  Parlamento, l’ “Agenda ANMIC”

Giovanni Pagano (Presidente ANMIC): “Sostenere e migliorare le proposte di legge in favore dei disabili giunte all’esame della Camera dei Deputati sarà la nostra  priorità. Ma per conseguire risultati concreti chiediamo l’attenzione e l’impegno trasversale di tutti i parlamentari”. Fra i primi obiettivi dell’Associazione: adeguare le provvidenze economiche  degli invalidi civili alle pensioni minime INPS.

 

Riflettori puntati della ANMIC sui lavori del Parlamento. In questo primo scorcio della XVII legislatura sono state infatti presentate alla Camera dei Deputati e ora assegnate alla XII Commissione Affari sociali numerose proposte di legge che interessano il mondo della disabilità. In attesa della loro calendarizzazione e discussione, la ANMIC si è adoperata affinché l’esame delle iniziative legislative promosse possa avvenire in tempi rapidi, chiedendo inoltre al Presidente della Commissione Affari sociali, On.le Pierpaolo Vargiu, di essere ascoltati in Audizione in occasione dell’esame dei provvedimenti, al fine di offrire il proprio contributo tecnico di conoscenze ed esperienza sui problemi in discussione. Ma ritiene altresì importante appellarsi all’impegno sociale e civile dei nuovi parlamentari affinchè l’esame dei provvedimenti sulla disabilità non si areni, come in passato, nelle secche del disinteresse della politica.

 “Occorre dunque fare presto, – sottolinea il Presidente ANMIC Giovanni Pagano – discutere ed arrivare ad approvare le proposte di legge in favore dei disabili all’esame della Camera dei Deputati sarà la nostra priorità. Avremo però bisogno dell’impegno trasversale di tutti i nuovi parlamentari, in particolare di coloro che provengono dalle fila del non profit e che conoscono l’entità del disagio sociale dei cittadini con disabilità”.

Tra i molteplici disegni di legge all’esame, la ANMIC ritiene di particolare rilevanza alcuni provvedimenti che toccano due aspetti fondamentali: la disabilità grave nelle sue varie manifestazioni e l’inadeguatezza delle prestazioni economiche assistenziali.

In particolare, la Commissione Affari sociali della Camera è stata chiamata a riesaminare il disegno di legge di iniziativa popolare patrocinato dalla ANMIC nel 2008 e depositato alla Camera dei Deputati con oltre 300.000 firme raccolte per iniziativa dell’Associazione). Si tratta di un provvedimento finalizzato ad estendere la maggiorazione delle pensioni di invalidità civile al 100%, oggi prevista a determinate condizioni economiche solo per gli ultrasessantenni, anche ai soggetti compresi nella fascia di età 18/60 anni. In tal modo si equiparerebbero finalmente le pensioni degli invalidi civili totali alle pensioni minime Inps.

 

Si segnalano poi altri provvedimenti da seguire con attenzione:

 

-Proposta di legge interpretativa dell’articolo 14- septies del decreto legge 30/12/1979 n. 663 convertito nella legge n. 33/80 (Atto camera n. 538/2013),  in materia di calcolo del limite di reddito per le pensioni degli invalidi civili totali 100% da riferirsi solo a quello del beneficiario e non anche del coniuge;

 

- Proposta di legge per l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento ai malati oncologici durante il periodo delle cure chemioterapiche e radioterapiche (Atto Camera n. 471/2013). Si tratta di un disegno di legge che mira a far riconoscere tale beneficio solo per il fatto di essere sottoposti a cicli di cure chemioterapiche e radioterapiche indipendentemente dall’accertamento dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o dal non essere in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua;

 

- Proposta di legge avente all’oggetto l’istituzione di un fondo per il sostegno delle persone con disabilità grave (Atto Camera n. 142/2013). Si tratta di un provvedimento che tende a tutelare in modo specifico i soggetti con disabilità grave intellettiva, disabilità grave neuromotoria, handicap gravissimo attraverso il sostegno economico del nucleo familiare del soggetto disabile grave, la fornitura di ausili tecnologicamente avanzati, l’adozione di un protocollo personalizzato di presa in carico del soggetto disabile grave, l’adeguato sostegno psicologico e informativo dello stesso e della sua famiglia;

 

- Proposta di legge relativa alle persone affette da sindrome da talidomide (Atto Camera n. 263/2013). Il disegno di legge prevede il riconoscimento dell’indennizzo di cui alla legge 24 dicembre 2007 n. 244 ai soggetti affetti da sindrome da talidomide nelle forme dell’amelia, dell’eminelia della focomelia e della micromelia nati negli anni dal 1958 al 1966;

 

- Proposta di legge recante norme per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone affette da autismo e per l’assistenza delle loro famiglie (Atto Camera n. 143/2013).

 

 

La ANMIC auspica che si possa giungere finalmente al traguardo per offrire  maggiore tutela ad una categoria di cittadini gravemente penalizzata dalla crisi economica, oltre che destinataria di una campagna ingiusta di demonizzazione.

 

 

Ufficio stampa Anmic:

Bernadette Golisano

Tel. 06/76963222

tempinuovi.bg@tiscali.it




COMUNICATO STAMPA

PENSIONI INVALIDI CIVILI TOTALI: NO AL CUMULO DEI REDDITI DEL CONIUGE

Dichiarazione delle Associazioni dei Disabili e dei Sindacati

 

Oggi 9 aprile 2013, presso la Presidenza nazionale della ANMIC, in Via Maia 10 Roma, si è svolto un incontro cui hanno partecipato la ANMIC, CGIL, UIL, UGL, UIC, ANMIL, ENS, ANGLAT, ARPA, FISH per discutere delle problematiche connesse a recenti sentenze della Suprema Corte di Cassazione che, ai fini della concessione della pensione di inabilità agli invalidi civili totali ritengono che si debba far riferimento non solo al reddito del beneficiario ma anche a quello del coniuge.

Le Associazioni e i Sindacati presenti hanno, innanzitutto, evidenziato il carattere penalizzante di tali decisioni che colpiscono disabili gravi che beneficiano di una pensione misera insufficiente per soddisfare le elementari esigenze di vita.  

Tale orientamento, è stato ribadito,  oltre che essere in contrasto con una ultratrentennale prassi interpretativa del Ministero dell’interno e dell’INPS successivamente, confligge con i principi costituzionali di ragionevolezza e di uguaglianza in quanto introduce una disciplina più restrittiva rispetto a quella prevista per gli invalidi parziali per i quali, ai fini della concessione dell’assegno mensile, viene valutato il solo reddito individuale.

Le parti presenti hanno ritenuto che, allo stato, l’unica soluzione possibile e definitiva sia quella della predisposizione di un testo normativo interpretativo dell’art. 14- septies della legge n. 33/80 che precisi che anche per gli invalidi totali il reddito da considerare ai fini della concessione della provvidenza economica sia solo quello del beneficiario.

Dell’iniziativa legislativa dovranno essere investiti il Governo e i Gruppi parlamentari, sollecitando una rapida approvazione della norma che metta fine al clima di incertezza creatosi e dia tranquillità a tanti disabili totali attualmente soggetti al rischio di revoca della pensione di invalidità civile.

I Sindacati e le Associazioni dei disabili che hanno partecipato all’incontro odierno presso la ANMIC hanno concordato sulla opportunità della costituzione di un tavolo permanente in cui si discuta e si formulino proposte sulle problematiche che attualmente investono il mondo della disabilità.

 

A.N.M.I.C.  Roma, 9 aprile 2013




INPS E PENSIONI DI INVALIDITA’ TOTALE:DURA PRESA DI POSIZIONE ANMIC A DIFESA DEGLI INVALIDI AL 100%.

 

ANMIC scrive una lettera di protesta all’Inps, al Governo, ai Ministeri competenti e ai gruppi parlamentari.

 

Indignata presa di posizione dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili  in merito alla decisione amministrativa Inps che ha cambiato i criteri di calcolo del requisito reddituale  degli invalidi civili al 100% coniugati, necessario per ottenere la pensione di invalidità.

“Considerare come nuovo parametro di riferimento - commenta preoccupato il Presidente nazionale Giovanni Pagano -  il limite di reddito non più personale, ma quello familiare in quanto sommato a quello del coniuge, significa voler cancellare di fatto, attraverso una semplice circolare amministrativa, il  diritto alla sussistenza della maggior parte dei disabili italiani.”

 Lo scorso 28 dicembre 2012 infatti l’Ente previdenziale nella circolare 149 ha spiegato che, a decorrere dal 2013, per ottenere il diritto alla già misera pensione di invalidità (ricordiamo, di soli  275 euro) che è riconosciuta ai soggetti invalidi al 100% non si potrà superare un limite di reddito lordo familiare, non più individuale,  di soli 16.127 euro l’anno. In  pratica, in tal modo potrebbero essere revocate migliaia di pensioni a persone disabili gravi, che già vivono ai limiti dell’indigenza. Senza contare poi - sottolinea l’Associazione – che in tal modo l’Inps crea una inaccettabile ed incostituzionale disparità di trattamento fra cittadini: ad esempio fra invalidi civili totali e  quelli parziali, oppure  ciechi e sordi, categorie tutte non colpite da questa decisione INPS, il cui reddito rimane personale. L’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili annuncia pertanto battaglia e ha scritto una dura lettera di protesta all’Inps, al Governo,  ai Ministeri competenti e a tutti i gruppi parlamentari, spiegando lo sconcerto dei cittadini disabili e le  ragioni della opposizione ANMIC.

 

 3 gennaio 2013

 

Ufficio stampa ANMIC:

Bernadette Golisano Tel. 06/76963222 06/76963222   tempinuovi.bg@tiscali.it

 

 

 




Pensione invalidi civili totali – presupposto reddituale.

 

Con circolare n. 149 del 28 dicembre 2012 l’INPS, nell’ambito delle disposizioni relative alle rivalutazioni delle pensioni per l’anno 2013, è intervenuto a modificare il criterio del calcolo reddituale ai fini della concessione della pensione agli invalidi civili totali.

Secondo le disposizioni nella stessa contenute, il limite reddituale che fino ad oggi è stato calcolato considerando il solo reddito del beneficiario, dal 1° gennaio 2013 si dovrà essere calcolato considerando anche quello del coniuge.

La modifica ha riguardato i soli invalidi civili totali e non ha toccato altri tipi di provvidenze assistenziali.

In sostanza, si è voluto stravolgere un criterio interpretativo seguito a partite dal 1980 e confermato dallo stesso INPS con il messaggio n. 9879 del  17 aprile 2007.

La questione trae origine dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33 che, nell’elevare i limiti reddituali per gli assegni agli invalidi civili parziali (art. 13 legge n. 118/71) e le pensioni agli invalidi totali (art. 12 legge 118/71), per mero errore, fece riferimento ai redditi personali dell’invalido solo per gli assegni e non espressamente per le pensioni.

In sede di approvazione della normativa, l’emendamento correttivo di tale errore venne trasformato in un ordine del giorno che impegnava il Governo a interpretare l’art. 12 della legge 118/71 nel senso che ai fini della concessione della pensione per gli invalidi civili totali doveva farsi riferimento ai soli redditi personali del beneficiario.

Questa interpretazione venne fatta propria dal Ministero dell’interno che, con circolare n. 25287 del 19 marzo 1981, provvide a comunicare alle Prefetture e ai Comitati di Assistenza e beneficienza i criteri reddituali da seguire per le liquidazioni delle pensioni di invalidità civile al 100%.

Allo stesso modo l’INPS, subentrato nelle competenze del Ministero, con messaggio n. 9879 del 17 aprile 2007, ha ribadito tale criterio affermando che “in linea con quanto enunciato in via incidentale dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 80/1992 e con le precedenti disposizioni del Ministro dell’interno (v. circolare n. 5 del 20/6/1980), il riconoscimento delle pensioni di inabilità civile, di cui all’art. 12, legge 30 marzo 1971, n. 118, deve avvenire – in presenza degli altri requisiti – tenendo conto del solo reddito personale del richiedente, come per gli assegni di inabilità parziale”.

Tale criterio interpretarivo è stato normalmente applicato dalla Magistratura di merito del lavoro e anche da ultimo dalla Corte di Cassazione con le sentenze nn. 18825/2008, 7259/2009, 20426/2010, nonché dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 80/1992.

Solo incidentalmente si sottolinea che numerosi sono stati gli emendamenti interpretativi presentati in Parlamento che però non hanno avuto seguito.

Da ultimo, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4677/2011 è andata in diverso avviso.

Su tale decisione, in spregio ad una interpretazione consolidata, si è poggiata la rivisitazione dell’INPS, costante nel perseguire quella logica repressiva nell’ambito dell’invalidità civile che ha caratterizzato la politica dell’Istituto in questi ultimi anni.

La posizione assunta dall’INPS, nel caso specifico, oltre a non essere supportata da alcuna sopravvenuta disposizione normativa e oltre a porsi in contrasto con l’orientamento ultratrentennale assunto dal Ministero dell’interno prima e dallo stesso INPS dopo, risulta illogica oltre che ingiusta e discriminatoria.

Per fare un esempio in tal senso basta considerare il caso di due invalidi, uno parziale e l’altro totale, con uguale reddito personale (es. 4.000 euro) e uguale reddito del coniuge (es. 15.000 euro). Il primo riceverà l’assegno mensile perché viene considerato il solo reddito personale, mentre il secondo, pur essendo privo di capacità lavorativa non potrà beneficiare della pensione di invalidità 100% perché sommando al proprio il reddito del coniuge supererà i limiti fissati dalla legge.

Si tratta di una disparità di trattamento che da sola giustifica la necessità di una interpretazione diversa da quella proposta dall’INPS con il messaggio 149/2012, pena la incostituzionalità dell’art. 12 della legge 118/71, in relazione all’art. 13 della legge medesima, per violazione quantomeno degli artt. 3 e 38 della Carta fondamentale.

Sulla base delle considerazioni espresse, si chiede all’INPS di sospendere gli effetti della circolare n. 149 del 28/12/2012, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché al Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS di esercitare i poteri di controllo e di intervento sul provvedimento in questione, nonché ai membri del Palamento di adottare ogni misura idonea, anche normativa, diretta ad impedire questo ulteriore atto che offende la dignità dei soggetti affetti da una invalidità totale e si aggiunge a tutti quegli altri che stanno smantellando lo Stato sociale e trasformando i disabili da persone da assistere ed aiutare in malfattori da combattere.

 

 

 

IL PRESIDENTE NAZIONALE

 Giovanni PAGANO

 

 




TABELLE DI INVALIDITA' BOCCIATE: ANMIC "UN ALTRO ATTACCO RESPINTO"

L’ANMIC esprime soddisfazione per il parere negativo espresso dalla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati sullo schema del Decreto del Ministro della salute relativo alle tabelle di invalidità civile.

Il Presidente Giovanni Pagano, sentito nell’audizione del 30 ottobre scorso, ha sottolineato che “la Commissione ha fatto proprie le osservazioni contenute nel documento ANMIC consegnato ai Deputati presenti nella seduta”.

“Le difficoltà applicative delle nuove tabelle, dovute alla dettagliata elencazione delle varie condizioni patologiche di un unico quadro morboso, che mal si addice alla individuazione del grado di incapacità lavorativa – dice Pagano – nonché l’assenza di criteri puntuali per la valutazione dell’indennità di accompagnamento, sono stati alla base del parere negativo della Commissione”.

Il Presidente Pagano auspica che in questi sei mesi assegnati al Ministro della salute per riesaminare le tabelle, le Associazioni di categoria siano ascoltate in un tavolo tecnico permanente.

“La revisione delle tabelle – conclude Pagano – deve essere funzionale ad una più appropriata valutazione percentuale della disabilità senza diventare uno strumento repressivo al pari delle altre azioni punitive che si sono sviluppate in questi ultimi anni a danno degli invalidi civili”.




presentazione online delle domande di aggravamento invalidità civile

 

L’INPS con messaggio n. 19535 ha disposto una nuova funzionalità nel sistema telematico relative all’invio delle domande di invalidità civile.

Tale funzionalità riguarda la possibilità di inviare una domanda di aggravamento anche nel caso in cui sia già presente una richiesta di visita medica di accertamento.

Nel caso in cui il soggetto non sia stato ancora visitato dalla ASL , la visita di aggravamento viene associata alla prima così che in una unica data possa essere valutata sia la prima domanda che l’aggravamento.

Nel caso in cui il soggetto sia stato già visitato presso la ASL, la visita per l’aggravamento verrà fissata possibilmente entro 15 giorni dalla data della domanda (legge n. 80/2006).

 




Contribuzione alle prestazioni sociali agevolate – Reddito ISEE e reddito personale.

La quinta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 5185/2011 ha confermato un precedente indirizzo, è intervenuta sulla questione relativa al reddito di riferimento (nucleo familiare o individuale) da considerarsi ai fini della contribuzione dei portatori di handicap alle spese per prestazioni sociali agevolate.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto che il principio generale di cui al dlg n. 109/98 che considera il reddito del nucleo familiare (ISEE) come criterio di riferimento per l’ottenimento delle prestazioni sociali agevolate incontra delle deroghe. Infatti nei casi di soggetti con handicap permanente grave e di ultrasessantacinquenni non autosufficienti e limitatamente alle prestazioni inserite in percorsi integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente familiare, sia di tipo diurno che continuativo, il riferimento patrimoniale è costituito dal reddito personale del disabile avente titolo alle prestazioni e non quello del nucleo familiare.



PARTECIPAZIONE DEI MEDICI ANMIC NELLE COMMISSIONI DI VERIFICA STRAORDINARIA. ESCLUSIONE DEI MEDICI ANFFAS

Si porta a conoscenza delle SS.LL. che il TAR Lazio, sezione terza-quater, con Ordinanza n. 2606/2011, ha affermato che, ai sensi dell’art. 10, comma 1, d.l. n. 203 del 2005, come modificato dalla legge di conversione n. 248 del 2005, la partecipazione dei rappresentanti medico-legali nelle Commissioni di verifica straordinaria compete ai soli medici dell’ANMIC, dell’UIC e dell’ENS, con esclusione di quelli ANFFAS.

Vogliate, pertanto, controllare l’applicazione corretta di tale principio, già contenuto nei messaggi INPS n. 6763 e 8146 del 2011.




Comunicato stampa FAND "I diritti dei disabili non sono negoziabili"

FAND

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

“I diritti dei disabili non sono negoziabili”

 

Il giorno 31 maggio 2011 si è riunita in seduta straordinaria, nei locali dell’ENS, la FAND per esaminare la proposta del Movimento Europeo dei Disabili (EDF) di organizzare una fortissima campagna di sensibilizzazione nei confronti della Commissione europea, del Parlamento e del Consiglio dei Ministri per ridurre al minimo l’impatto negativo sulle politiche sociali nei confronti dei disabili da parte della crisi finanziaria che attanaglia l’Europa e non solo. Il Presidente dell’E.D.F. Yannis Vardakastanis, ha tuonato con voce forte e chiara che i disabili europei non sono responsabili della crisi economica e quindi non devono pagarne le conseguenze, aggiungendo, poi, con voce altrettanto forte e chiara, che i diritti umani non sono negoziabili. L’Assemblea dell’E.D.F. ci chiama ad una forte azione di sensibilizzazione dei politici e dell’opinione pubblica e a tale scopo ha approvato una Risoluzione secondo la quale, bisogna far leva sui principi sanciti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità: su tutti "niente su di noi senza di noi".    

La Commissione europea ha sottoscritto e ratificato tale Convenzione ed ora è chiamata ad attuarla.

La FAND condivide l’impostazione dell’EDF e decide di partecipare all’azione di protesta che si svolgerà prossimamente in tutta Europa. I disabili italiani non si sentono responsabili della crisi al di là delle campagne diffamatorie che sono state fatte nel nostro paese in nome dei falsi invalidi per colpire in realtà gli invalidi veri. Quindi, i disabili hanno delle buone ragioni per alzare la voce, perché spesso sono chiamati a pagare due volte gli effetti della crisi economica: una volta come cittadini e un’altra come disabili e ciò è sommamente ingiusto.

Da cinque anni, ormai, subiamo più o meno in silenzio tagli inauditi alla spesa sociale; sono ridotti al lumicino il Fondo sociale, il Fondo per la solidarietà, il Fondo per l’occupazione; è stato completamente azzerato il Fondo per la non autosufficienza; quasi inesistente il budget per il Servizio Civile Volontario; l’istruzione e il lavoro sono state, nel corso del tempo, per tutti i disabili italiani, le vie maestre per la loro integrazione sociale: ora sono fortemente a rischio.

Si vocifera con insistenza di tagli che dovrebbero aggirarsi intorno ai 40 miliardi: abbiamo delle buone ragioni per pensare che la maggior parte del peso dei tagli cadrà sulle spalle dei più deboli. Ci sono, quindi, tutte le condizioni per scendere in piazza e gridare “con voce forte e chiara” che i diritti dei disabili non sono negoziabili. La FAND ha deciso di far coincidere l’azione di protesta con quella del Forum del Terzo Settore  e della FISH che scenderanno in piazza il giorno 23 giugno con le stesse motivazioni.




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FAND. GIOVANNI PAGANO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELLA FEDERAZIONE

Fand. Pagano riconfermato alla guida della federazione

Priorità a lavoro e riorganizzazione territoriale. Queste le sfide per il nuovo mandato del presidente della Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili rieletto all’unanimità nei giorni scorsi. Giovanni Pagano: "Con il lavoro ci si trova davanti a cittadini attivi non più costretti a fare pressione per l’assistenza, per un sussidio o per una pensione"

ROMA - Inserimento lavorativo e riorganizzazione territoriale sono questi alcuni dei temi a cui la Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili (Fand) cercherà di dare una svolta nei prossimi anni. E’ quanto promette Giovanni Pagano, già presidente della Federazione che nei giorni scorsi ha ricevuto all’unanimità la riconferma del mandato per altri quattro anni. Una rielezione d’eccezione, anche perché se non la prima volta, è insolito che al vertice della Fand ci sia lo stesso presidente per più mandati consecutivi, in quanto fino ad oggi la carica è stata affidata a rotazione tra le diverse organizzazioni che formano la federazione, cioè Anmic, Ens e Uic. "C’è stata una volontà unanime delle associazioni storiche che hanno deciso e deliberato in questo senso - ha spiegato Pagano -. Il nostro statuto prevedeva la rotazione ogni quattro anni delle varie associazioni. In questa circostanza mi hanno pregato di continuare anche per quest’altro mandato perché ho avuto modo di affrontare e acquisire tutte le difficoltà che riguardano il mondo della disabilità. Di fronte a questa realtà sono stato riconfermato alla guida della Fand".

Si conclude, così, il primo mandato come se fosse un giro di boa, ma le acque su cui ha navigato la Fand negli ultimi anni sono state spesso difficili da governare. "Il mandato precedente è stato forse uno dei più difficili perché abbiamo affrontato la questione del rinnovo della valutazione da parte dell’Inps, tutte le difficoltà che si sono create e tutte le disparità di valutazione. In questi anni ho seguito in prima persona questi temi e molte cose siamo riusciti a risolverle cercando di far soffrire meno possibile la categoria". Pagano si dice soddisfatto delle battaglie portate avanti fino ad oggi. "Le nostre tesi erano giuste. Speriamo per il futuro di poter continuare su questa strada del dialogo con l’Inps, di cercare di smussare e risolvere problemi prima che si manifestino più marcatamente".

Tra le sfide da affrontare per il nuovo mandato al primo posto c’è l’inserimento lavorativo per le persone con disabilità. "La criticità più importante su cui dobbiamo spingere è il lavoro. In particolare dobbiamo agire sul pubblico perché vi sono parecchie realtà che hanno una scopertura che potrebbe dare respiro al settore. Riteniamo che il lavoro sia il mezzo e la via che non solo dovrebbe affrancare dalla miseria morale il disabile, ma dovrebbe non costringerlo a pressare per una assistenza, per un sussidio o per una pensione. Con il lavoro ci si trova davanti a cittadini attivi che diventeranno contribuenti e non chiederanno più l’intervento allo Stato in forma assistenziale". Tra i grandi temi, naturalmente, anche quello della non autosufficienza. "Oggi le famiglie - ha spiegato Pagano - sopportano questo peso fortissimo ed è chiaro che anche su questo tema dobbiamo dare una spinta. Bisogna dare sostegno alle famiglie aiutandole a tenere il disabile in casa dove troveranno sicuramente una realtà più umana e non cercare in tutti i modi di affidarli agli istituti".

Tra le novità, ha spiegato Pagano, anche una più attenta riorganizzazione territoriale della federazione. "Ormai tutti i progetti e le decisioni vengono prese a livello periferico - ha concluso Pagano - ed è necessario che le nostre realtà abbiano la capacità, la volontà e l’opportunità di dialogare con gli enti locali. Abbiamo chiesto di confermarci o di modificare i loro rappresentati a livello provinciale e regionale. Siamo in attesa di ricevere notizia per poi procedere e dare il via anche al rinnovo della cariche sociali all’interno delle nostri sedi locali".

(2 maggio 2011)

 




VERIFICHE FALSI INVALIDI

Verifiche falsi invalidi, ANMIC: “Contributi sospesi prima della verifica, i disabili muoiono"

Dura l’accusa del presidente Pagano all’Inps: “Tutta l’Italia è nei guai. Alle promesse di fine novembre non è seguito nulla. Non escludiamo una manifestazione nazionale”

ROMA – Non si placa la polemica sulle visite di verifica dell’Inps per scovare i “falsi invalidi”. Questa volta la denuncia parte dall’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic) che, per bocca del presidente Giovanni Pagano, lancia un’accusa molto dura: “Siamo in una situazione di crisi profonda e insopportabile. I disabili non stanno soffrendo, stanno morendo”. Un commento dai toni molto aspri, che il presidente dell’Anmic ha rilasciato all’Agenzia Redattore sociale, dopo l’aria di schiarita con cui si è chiuso lo scorso anno. Il 30 novembre scorso, infatti, l’Associazione degli invalidi civili aveva avuto un rassicurante incontro con il coordinatore medico generale dell’Inps, Massimo Piccioni, che aveva espresso la disponibilità dell’Istituto a una proficua collaborazione per la risoluzione dei problemi generati dal sistema per l’accertamento dell’invalidità civile. Ma dopo quella riunione è caduto il silenzio, lamenta ora l’associazione. “All’incontro del 30 novembre ne doveva seguire a breve un altro con il direttore generale Mauro Nori per dettagliare le cose e obbligare l’Inps a rispettare non solo gli impegni, ma la norma legislativa”, riferisce Pagano. “Ma nonostante il nostro impegno a rinnovare più volte la richiesta di incontro – prosegue – non è avvenuto niente”.
 
Intanto numerose segnalazioni arrivano dalle sedi locali dell’Anmic. “Tutta l’Italia è nei guai – dice ancora Pagano. – La comunicazione è a zero. L’Inps sta facendo omissione di atto di ufficio. Non ci comunicano chi viene sottoposto a visita medica e con quali risultati e non ci comunicano gli elenchi dei disabili sottoposti a valutazione, rendendoci in questo modo difficile verificare se ci sono invalidi che hanno necessità di rappresentanza e di tutela”. Insomma, per il presidente dell’Anmic siamo al “fallimento totale”: una situazione aggravata dalla sospensione del trattamento economico, in alcuni casi, anche prima della visita di verifica da parte dell’Inps. “Così – è l’amara riflessione – prima che la persona possa avere ragione, rivolgendosi alla magistratura, potrebbe passare anche un anno. Con il rischio che quel disabile morirà senza vedere ripristinato il proprio trattamento economico”.

Nel frattempo l’Anmic ha già fatto un primo passo inviando, nella giornata di ieri, una dura lettera all’Inps. “Se non riceveremo una risposta in tempi brevi interesseremo il ministro, il Parlamento e tutta l’opinione pubblica – avverte Pagano –. E non escludiamo che ci organizzeremo per una manifestazione nazionale di tutta la categoria. Siamo andati oltre i limiti di sopportazione – conclude –. Non c’è più possibilità di sopravvivenza”. (ap)

Fonte: redattore sociale

 




ACCERTAMENTO INVALIDITÀ: UN TAVOLO ANMIC-INPS PER AFFRONTARE TUTTE LE PROBLEMATICHE

A seguito delle nuove norme, forti difficoltà e disagi per le persone disabili italiane. Le richieste dell’associazione degli invalidi civili all’Istituto di previdenza. Con alcuni risultati raggiunti

Tante le difficoltà e il disagio da cui è colpito il mondo della disabilità  da quando sono state introdotte le nuove norme per l’accertamento dell’invalidità. Lo fa presente “con enorme insofferenza e forte rammarico” l’Anmic, Associazione nazionale mutilati invalidi civili, per bocca del suo presidente Giovanni Pagano, che proprio in questi giorni e “dopo innumerevoli richieste” è riuscito a incontrare il direttore generale Inps Mauro Nori.

A seguito delle decisioni del governo, l’Inps è infatti l’attore principale della messa in pratica delle nuove norme.

All’incontro - presenti per l’Inps anche il coordinatore medico generale Massimo Piccioni, il direttore centrale pensioni Gabriele Uselli e il direttore centrale sistemi informativi e tecnologici Giulio Blandamura - Pagano ha espresso non solo le preoccupazioni della categoria ma “una vera e propria accusa”, spiega il presidente dell’associazione. Questi i temi e le richieste avanzate:  innanzitutto, è stato ribadito come non vi sia nessuno e nessun territorio che si salvi dal disagio apportato dalle nuove procedure; per questo, è stato richiesto un raccordo più diretto tra l’Istituto di previdenza e l’Anmic (che ha funzione di tutela oltre che di rappresentanza delle persone con disabilità), sia a livello provinciale che nazionale; “di fronte ad ulteriori rinvii sul rispetto degli obblighi cui l’Inps è tenuto – ha messo in evidenza Pagano -, saranno intraprese azioni anche di carattere giudiziario; infine l’Anmic ha tenuto a dimostrare come “l’esternalizzazione di alcuni servizi, da parte di Inps, ad alcune società fuori della sua struttura aggraverà ancor di più tutta la situazione”.

Una situazione pesante, di fronte alla quale l’Istituto di previdenza, dopo aver “ammesso che il sistema informatico ha generato non poche disfunzioni” come racconta Giovanna Pagano e aver annunciato che è in atto una sua revisione, si è assunto alcuni impegni con la comunità delle persone disabili rappresentata dall’Anmic.

Innanzitutto va detto che entro i primi dieci giorni di febbraio sarà istituito un tavolo tecnico permanente Anmic-Inps che si riunirà con cadenza mensile per affrontare tutte le problematiche inerenti l’accertamento dell’invalidità civile.

Quanto agli impegni, “in relazione al piano delle verifiche straordinarie, le Commissioni stesse saranno integrate dal medico dell’Anmic. A tal proposito l’Inps si è impegnata a comunicare alla Direzione generale Anmic – spiega ancora Pagano - il numero dei sanitari da designare, distinti per provincia”. Sarà poi cura dell’associazione richiedere i nominativi alle sedi provinciali e ad inviarli all’Inps  centrale.

In secondo luogo, la Direzione generale Anmic trasmetterà tutti gli indirizzi e-mail delle sedi provinciali dell’associazione, al fine di permettere all’Istituto di inviare alle sedi stesse gli elenchi delle pratiche definite (indicanti nome, cognome, indirizzo). L’Inps trasmetterà così, con i dovuti omissis, in formato pdf, i verbali di coloro che hanno eletto domicilio presso le sedi provinciali Anmic e che sono dalle stesse rappresentate.

(Redattore sociale 31 gennaio 2011)

 




Invalidità civile e INPS: ORA BASTA !

 

 

 

 

 

 

Ufficio: Presidenza                            Roma 24 gennaio 2011

                                                                      

 

Ai Presidenti Provinciali,

Regionali e a tutti gli Associati ANMIC

 

 

Come è a tutti  Loro noto, all’inizio di dicembre 2010 sono stato ricevuto dal Coordinatore Medico Legale Centrale dell’INPS Prof. Massimo Piccioni concordando le soluzioni  relative alla trasmissione degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti di invalidità civile e alla trasmissione dei verbali presso le sedi provinciali ANMIC per quei soggetti che, rappresentati e difesi dall’Associazione, eleggono domicilio presso le stesse.

In quella sede veniva rappresentato che la formalizzazione dell’intesa e la operatività di quanto concordato sarebbero avvenute prima delle festività natalizie, alla presenza del Direttore Generale INPS dott. Mauro Nori.

Allo stato, nonostante numerosi ulteriori solleciti, non abbiamo ricevuto alcuna notizia di convocazione.

In conseguenza, essendo notevoli e non più tollerabili i disagi delle sedi provinciali ANMIC e non essendo giustificabile il comportamento dell’INPS, si comunica che nei prossimi giorni saranno rappresentate le iniziative giudiziarie (class action, ricorsi ex art 700 cpc., tutela contro comportamenti discriminatori ex legge n° 67/2006 ecc) che la sede centrale e le sedi provinciali dell’ANMIC potranno attivare per tutelare il diritto alla rappresentanza e alla difesa dei disabili.

Non si esclude al momento anche la possibilità di una manifestazione contro comportamenti non accettabili, ingiustificati, illeciti ed illegittimi assunti dall’INPS.

Cordiali saluti

 

                                                Il Presidente Nazionale ANMIC

                                                             Giovanni pagano

 

 

 

 




Importi delle pensioni, assegni e indennità spettanti agli invalidi civili e limiti di reddito per l'anno 2011

Importi delle pensioni, assegni e indennità spettanti agli invalidi civili e limiti di reddito per l’anno 2011.

 

Per effetto della perequazione annuale, il cui indice di variazione è stato determinato con decreto del Ministro dell’economia e finanze 19 novembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficile n. 279 del 29 novembre 2010, gli importi delle pensioni, assegni e indennità spettanti agli invalidi civili nel corrente anno 2011 e i relativi limiti di reddito sono i seguenti:

 

Pensione di inabilità (invalidi totali)

Limite di reddito

     260,27 euro

15.305,79 euro

Assegno mensile (invalidi parziali)

Limite di reddito

     260,27 euro

  4.470,70 euro

Indennità mensile di frequenza (minori ipoacusici non autosufficienti)

Limite di reddito

     260,27 euro

 

  4.470,70 euro

Indennità di accompagnamento (invalidi non deambulanti o non autosufficienti)

     487,39 euro

Pensione sociale (invalidi ultrasessantacinquenni)

Limite di reddito

           Invalidi totali

          Invalidi parziali

    266,43 euro

 

15.305,79 euro

  4.470,70 euro

Assegno sociale (invalidi ultrasessantacinquenni)

Limite di reddito

           Invalidi totali

          Invalidi parziali

     339,83 euro

 

15.305,79 euro

  4.470,70 euro

 

In applicazione dell’articolo 67 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dell’articolo 52 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, la pensione sociale e l’assegno sociale sono aumentati di 77,47 euro mensili alla condizione che l’invalido e l’eventuale suo coniuge non abbiano alcun reddito soggetto a IPREF. Se l’invalido e il suo coniuge hanno dei redditi che superano un limite prefissato, l’aumento non spetta. Se invece i redditi dell’invalido, cumulati con quelli del coniuge non superano detto limite, l’aumento spetta in misura ridotta.

Considerando il suddetto aumento nella misura intera e subordinatamente alle condizioni reddituali previste, la pensione sociale è elevata a 343,90 euro mensili e l’assegno sociale a 417,30 euro mensili.          

A norma dell’articolo 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, gli invalidi civili di età superiore a 70 anni in godimento di pensione sociale o di assegno sociale e gli invalidi civili totali di età superiore a 60 anni in godimento di pensione di inabilità hanno diritto ad una maggiorazione della loro pensione, tale da far raggiungere, nell’anno in corso, l’importo complessivo di 603,87 euro mensili.

Tale maggiorazione è subordinata ai seguenti limiti massimi di reddito:

-       reddito personale: euro 7.850,31 annui;

reddito cumulato con quello (eventuale) del coniuge: 13.275,21 euro



PRIMA RIUNIONE DELL'OSSERVATORIO SULLA DISABILITA', SACCONI DA' IL VIA AI LAVORI

Prima riunione dell’Osservatorio sulla disabilità, Sacconi dà il via ai lavori

Avvio ufficiale per l’organismo che si attendeva da oltre un anno e mezzo: subito una panoramica generale dei problemi da affrontare e l’organizzazione dei lavori in commissioni di lavoro. Pagano (Fand): “Finalmente il via, peccato aver perso tanto tempo”

ROMA – Una prima riunione per scaldare i motori e decidere il metodo di lavoro che sarà seguito nei prossimi mesi. E’ stato il ministro del Lavoro e Politiche sociali Maurizio Sacconi a dare il via stamane alla prima riunione fra i componenti dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, l’organismo previsto dalla legge che ha ratificato in Italia la Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili. Un avvio atteso da un anno e mezzo (la costituzione avrebbe dovuto avvenire entro il giugno 2009) e diventato oggi realtà due settimane dopo la nomina dei membri, decisa con decreto del ministro lo scorso 30 novembre.
 
Nelle due ore e mezza di incontro, nel corso della quale hanno preso la parola numerosi partecipanti, sono stati citati i problemi di carattere generale che l’Osservatorio sarà chiamato ad affrontare. Il ministro Sacconi, inaugurando i lavori, ha citato l’importanza dei temi della famiglia, del lavoro (legge 68/99 che viene elusa) e della scuola, ricordando il dovere del contenimento della spesa e auspicando un impegno ad ampio raggio sia sul versante della conoscenza (il reperimento di dati sulla disabilità che possano orientare la discussione e suggerire soluzioni alle difficoltà riscontrate) sia sul versante dei compiti particolari dell’Osservatorio, ad iniziare da quello di verifica sull’attuazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.
 
Dopo l’apertura del ministro, è stata la volta degli interventi di numerosi componenti dell’Osservatorio, costituito da 40 membri con diritto di voto e altri dieci senza diritto di voto. Ad essere rappresentati sono i rappresentanti di diversi ministeri, istituzioni, enti pubblici e previdenziali, organizzazioni sindacali, insieme a 15 esponenti delle organizzazioni del non profit impegnate per la tutela dei disabili e dei loro familiari. La principale decisione è stata quella di organizzare il lavoro in commissioni tematiche che affronteranno in autonomia le singole questioni, per poi riportarle – in base all’ordine dei lavori che sarà deciso – nel comitato scientifico e nella plenaria. Le riunioni collettive si terranno, probabilmente, una volta ogni tre mesi.
 
“E’ un bene essere finalmente partiti – commenta dopo la riunione il presidente della Fand Giovanni Pagano – perché aspettavamo questo momento da un anno e mezzo: ora la prioirtà è quella di organizzarsi al meglio perché i lavori possano essere proficui e mirati. I problemi, dalla scuola al lavoro, dalla non autosufficienza alla scarsa assistenza domiciliare, fino all’istituzionalizzazione, li conosciamo bene e su di essi sono state spese molte parole. Ora arriva il tempo della concretezza”. (ska)

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COMUNICATO STAMPA ANMIC

Comunicato Stampa ANMIC

PENSIONI DI INVALIDITA’: L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MUTILATI E INVALIDI CIVILI INCONTRA L’INPS

Il 30 novembre 2010 il Presidente nazionale ANMIC Giovanni Pagano è stato ricevuto del Coordinatore Medico Generale dell’INPS,  prof. Massimo Piccioni.

Nel corso dell’importante incontro il Presidente Pagano ha esposto il disagio e le difficoltà che il sistema per l’accertamento dell’Invalidità Civile tuttora genera nei confronti della categoria.

Il prof. Piccioni ha espresso la disponibilità dell’Istituto ad una proficua collaborazione per la risoluzione delle problematiche presenti.

Il Presidente Pagano ha nell’occasione ribadito:

·         Il diritto dell’ANMIC a ricevere gli elenchi dei soggetti sottoposti a visita medica, a prescindere dall’esito dell’accertamento; diritto rafforzato ulteriormente dalla Legge n.  183 del 4/11/2010 art. 24 comma 6.

·         Ha invitato l’INPS ad ottemperare al protocollo d’intesa, sottoscritto con ANMIC nel febbraio scorso, in particolare l’articolo 7 comma 1 e comma 2 (invio del verbale di visita all’ANMIC dei soggetti che hanno eletto domicilio presso la sede prov.le ANMIC ed i flussi per il monitoraggio delle domande).

·           Ha proposto l’istituzione , presso l’INPS, di un organismo che tratti le problematiche attinenti alla disabilità. Il prof. Piccioni ha ritenuto significativa tale richiesta, palesando, al contempo, l’impegno ad attuarla.

Relativamente, poi, al piano di verifiche straordinarie previste per l’anno 2011, il prof. Piccioni si è reso disponibile a concordarne le modalità con le Associazioni di categoria.

Si è convenuto infine di stabilire un nuovo incontro a breve, da concordare nei tempi, con la segreteria del Direttore Generale INPS dott. Mauro Nori che sarà presente all’incontro.

Roma 1° dicembre 2010

 




APPELLO AI GENITORI ALUNNI DISABILI

                                    APPELLO AI GENITORI

DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ

FREQUENTANTI LA SCUOLA DELL’INFANZIA O LA SCUOLA PRIMARIA,

LA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO O DI SECONDO GRADO.

 

L’anno scolastico è appena iniziato e, come ogni anni, auspichiamo che tutto sia pronto perché i nostri figli possano trovare qualità e competenza, che li accompagni nell’iter scolastico.

Come ogni anno, però, si registrano situazioni “non coerenti” con una scuola di qualità: classi sovraffollate, più alunni con disabilità inseriti nella stessa classe, progetti e proposte di potenziamento dell’offerta formativa rivolte prevalentemente ai soli alunni con disabilità oppure agli alunni disabili insieme a quelli ritenuti a rendimento scolastico poco adeguato.

Noi che perseguiamo e vogliamo la scuola dell’inclusione, dove ogni alunno possa esercitare il suo diritto all’educazione e all’istruzione, a vivere con gli altri e ad imparare come gli altri, nel rispetto delle capacità del singolo, non possiamo non raccogliere le segnalazioni preoccupanti che pervengono da più parti di Italia, senza distinzione di regione. Dalle Alpi alla Sicilia.

Nel corso della riunione del 22 settembre 2010 con le Federazioni dei disabili, il Ministero ha dichiarato che sarebbe intervenuto in relazione alle segnalazioni che perverranno da parte delle Associazioni.

Il nostro appello è rivolto a TUTTI i GENITORI dei bambini/e e dei ragazzi/e con disabilità, anche a coloro che non sono iscritti a nessuna associazione: compilate il modulo di seguito e inviatelo o al fax n. 06/76964006 o tramite e-mail all’indirizzo anmic@anmic-italia.org, dopo averlo attentamente compilato.

Le segnalazioni riguardano gli alunni iscritti nelle sezioni della Scuola dell’INFANZIA, nelle classi  della scuola Primaria, della scuola secondaria di Primo Grado, della scuola secondaria di Secondo Grado in cui si sono presenti le seguenti condizioni:

a)      classi numerose

b)      più alunni con disabilità nella stessa classe

c)      progetti o attività di potenziamento rivolte a soli alunni con disabilità

d)     frequenza in gruppi più o meno permanenti chiamati “nuclei potenziati” o nomi analoghi ai quali partecipano esclusivamente alunni con disabilità

e)      progetti o attività rivolte ad alunni con difficoltà scolastiche e alunni con disabilità.

Le segnalazioni pervenute saranno inoltrate al Ministero da parte dell’ A.N.M.I.C., così come richiesto dal Ministero stesso.

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Fax 06/76964006  anmic@anmic-italia.org




Comunicato stampa

Comunicato stampa

FAND e FISH e l’inclusione a scuola:

                                     confronto con il Ministero

 

Era previsto e si è svolto regolarmente  (3 novembre) l’atteso confronto fra le Federazioni delle persone con disabilità (FAND e FISH) e i dirigenti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il tema sul tavolo: le effettive politiche di inclusione scolastica delle persone con disabilità e gli ostacoli che ne frenano l’attuazione.

 

Primo dato interessante fornito dal Ministero: a fronte di circa 4.000 unità in più di insegnanti per il sostengo, c’è stato un aumento – omogeneo su territorio nazionale – degli alunni con disabilità certificata superiore rispetto agli anni precedenti di circa 5.000 unità. Quindi: più insegnanti di sostegno, ma anche più alunni disabili.

 

Non ci sono ancora dati, invece, sul numero delle classi sovraffollate nonché sul numero di quelle con eccessiva concentrazione di alunni con disabilità. Saranno disponibili a fine anno e comunque dopo aver sentito il Garante per la Privacy.

 

Altro tema forte: la formazione obbligatoria di tutti i docenti rispetto ai temi della disabilità. È stato rilevato che la formazione preliminare è in parte prevista da un recente Regolamento MIUR, per la cui attuazione è stata insediata una commissione di esperti che definirà i programmi. Rispetto invece alla formazione in servizio, il Ministero organizzerà un incontro con le organizzazioni sindacali al quale sarà invitata una delegazione di FAND e FISH. L’effettiva realizzazione dei corsi di formazione in servizio sarà condizionata dai tagli operati dal Ministero dell’Economia.

 

Le Federazioni hanno poi manifestato perplessità sulle recenti disposizioni (art. 5, comma 2, Legge 170/2010) che stabiliscono il possibile esonero dallo svolgimento delle lingue straniere per gli studenti certificati con “disturbo specifico dell’apprendimento”. La normativa vigente, però, non prevede il conseguimento del diploma per chi non sostiene tutte le prove d’esame. Su questa situazione di paradosso si attende un chiarimento ministeriale.

 

Altra richiesta delle Federazioni: la riattivazione dell’Osservatorio Scolastico Ministeriale, proposta sulla quale il Ministero si è dichiarato disponibile a valutare ipotesi formulate dalle due Federazioni.

 

 

 

Il Presidente Nazionale Fish

Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

Il Presidente Nazionale Fand

Federazione tra le Associazioni Nazionali

dei Disabili

Pietro Vittorio Barbieri

Giovanni Pagano




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